JIHAD E MARASMA NAZISLAMICO SENZA LIMITI

SOTTOMETTERE, UMILIARE,

TERRORIZZARE

“SE QUESTA E’ UNA DONNA”

i terroristi iracheni come i nazisti

Lo sostiene implicitamente Barbara Spinelli, che però non abbandona equivoci e pregiudizi sull’origine della violenza

Il quotidiano “La Stampa” di giovedì 17 febbraio 2005 pubblica in prima pagina un editoriale di Barbara Spinelli sul video dell’appello di Giuliana Sgrena.

In tutto l’articolo i terroristi iracheni sono chiamati con il loro nome e cadono le distinzioni cui la Spinelli ci aveva purtroppo abituato sostenendo che in Iraq, accanto al terrorismo jihadista, vi sarebbe una "guerriglia" nazionalista.

Fin dal titolo, "Se questa è una donna" vi è un richiamo al nazismo che, pur riferito in primo luogo alla vittima disumanizzata e sadicamente esposta dai sequestratori, non può non riguardare anche questi ultimi.

Se Giuliana Sgrena è paragonata ai prigionieri dei lager , i suoi carnefici sono, con ciò stesso, immediatamente paragonati ai carnefici nazisti.

Altri hanno speso prima queste parole e hanno provato prima questo orrore di fronte ai crimini totalitari dei jihadisti e dei bathisti iracheni.

In ogni caso, la tardiva presa di coscienza di Barbara Spinelli può essere accolta con favore, sperando che in futuro si liberi dagli equivoci e dai pregiudizi che ancora affiorano nel suo articolo.

Come quello per cui l’attuale violenza irachena sarebbe il prodotto della guerra statunitense al regime di Saddam Hussein e dello scandalo di Abu Ghraib.

Non è così: la violenza baathista che sterminava curdi e sciiti e quella jihadista che faceva 3000 morti a New York esistevano ben prima della reazione degli aggrediti.

I terroristi non sono mossi dalla ribellione a un vero o presunto sopruso, ma dalla loro volontà di dominio tirannico. I loro mezzi disumani e spietati coincidono con i loro fini.

Gli uomini sono già tutti, per loro, potenziali comparse in video sadici del genere di quello che "tanto diletta i carcerieri di Giuliana Sgrena".

L’unico problema sensato da porsi non è quello di trovare le loro ragioni, ma quello del miglior modo per ottenere la loro sconfitta.

Sequestro Sgrena: i terroristi iracheni come i nazisti

FONTE:informazione corretta

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Magdi Allam sul Corriere:

«È un video a orologeria sintonizzato sui tempi della politica italiana in modo assai preoccupante. E questo ci induce a riflessioni profonde anche su possibili collegamenti italiani di questo terrorismo».

«Anche ieri il sedicente “Amante dei due shaikh”, Il tunisino», si è rifatto vivo all’indirizzo www.alm2sda.net/vb/showthread.php?t=8711 per fornire ai mujahidin islamici la traduzione in arabo del messaggio della Sgrena, nonché della dichiarazione resa dal suo compagno Pier Scolari su SkyTv, e dare loro un macabro consiglio: “ Sulla base della mia conoscenza della realtà del confronto politico in Italia vi dico: date un ultimatum a breve scadenza e poi giustiziate Sgrena tagliandole la gola. I cani dell’Italia resteranno scioccati e le loro forze fuggiranno dall’Iraq “ ». per fornire ai mujahidin islamici la traduzione in arabo del messaggio della Sgrena, nonché della dichiarazione resa dal suo compagno Pier Scolari su SkyTv, e dare loro un macabro consiglio: “ Sulla base della mia conoscenza della realtà del confronto politico in Italia vi dico: date un ultimatum a breve scadenza e poi giustiziate Sgrena tagliandole la gola. I cani dell’Italia resteranno scioccati e le loro forze fuggiranno dall’Iraq “ ».

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" Il solo mezzo per vincere facilmente contro la ragione: il terrore e la forza” ( Adolf HitlerMein Kampf )

Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare ( turhiboona ) il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati"( Corano, Al-‘Anfâl, 8:60 )

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AGGIORNAMENTO 4 marzo 2004

SINDROME DI STOCCOLMA ?

Ringrazio i miei rapitori. Sono stata rapita da persone che volevano la liberazione dell’Iraq”. Sono le parole di Giuliana Sgrena apparsa in un video registrato poco prima della sua liberazione e trasmesso da Al Jazeera. ”Liberare l’Iraq dalle truppe italiane – continua – erano queste le condizioni imposte dai rapitori al Presidente Berlusconi”(Adnkronos).

" Nelle immagini la donna appare rilassata, ben pettinata, ripresa davanti a un piatto di frutta e al Corano.

Sgrena ringrazia i suoi sequestratori per averla "trattata molto bene" e dice che sono "molto decisi perchè intendono liberare la loro terra dall’occupazione straniera" ( da La Repubblica) .

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IN RETE

The Jawa report (via Freethoughts) solleva qualche dubbio sul video della Sgrena "disperata", facendo notare che sembrerebbe che la stessa "dia indicazioni" agli operatori. La Sgrena ha dichiarato che il testo era stato scritto dai "sequestratori". Per quanto mi riguarda quanto ho scritto due post di sotto è sufficiente: stop alle trattative che interrompono i collegamenti tra le catene di comando; stop alle trappole mediatiche di stampo razzista; divieto di recarsi in paesi a rischio senza copertura armata”( da Le Guerre Civili )

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"Onoriamo l’agente Calipari per il suo sacrificio" ha detto il presidente del Senato Marcello Pera, che ha espresso "soddisfazione per liberazione di Giuliana Sgrena, e le sue condoglianze alla famiglia dell’agente dei servizi italiani, Calipari, morto in azione".
Roma, 4 mar
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Il filosofo René Girard che ha molto riflettuto sui meccanismi della violenza dice che la spirale delle piccole e delle grandi violenze nasce dal desiderio mimetico di appropriazione, di possedere ciò che l’altro possiede e, non riuscendovi, anche distruggerlo.

 Giotto – L’INVIDIA

"Il risentimento è ciò che l’imitatore prova nei confronti del suo modello allorché questi ostacola i suoi sforzi per impossessarsi dell’oggetto sul quale entrambi convergono". Così Girard riassume quella che è l’intuizione fondamentale del suo lavoro nel campo dell’antropologia.

Per Girard la stessa sacralità ebraico-cristiana deve essere intesa come protezione della società dal pericolo mortale del risentimento che nasce dallo sfrenato desiderio mimetico ("Il desiderio di essere secondo l’altro") che l’uomo nutre verso il prossimo.

Ma questa violenza non è genetica ( le creature umane non hanno zanne ma piccoli denti ), né sociale, essa affiora nello sviluppo delle relazioni umane , cosa che rende sempre possibile, anche se arduo, una conversione , un cambiamento evolutivo che richiede sacrifici pulsionali , intelligenza e ridefinizione concordata dei limiti, il lavoro della cultura , l’aiuto della grazia e – se purtroppo necessario –  l’uso ordinato della forza. Nei dieci comandamenti ( Es 20) , comprendenti il “non uccidere”, esiste un interdetto fondamentale: “ Non desiderare la donna del tuo vicino, né la roba che appartiene al tuo vicino”.

Questa frase, dice René Girard, è una prodigiosa scoperta sulla natura mimetica e rivalitaria del desiderio”, il cui meccanismo , in un giro di travestimenti multipli e ormai senza confini, sembra aver fatto crollare in maniera spettacolare le necessarie difese dell’elaborazione ebraico-cristiana del tempo e fatto uscire il tempo islamico dai suoi cardini affinché, in un clima di nichilismo, di disperazione di massa e di marasma ormai quasi generalizzato, si consumi senza fine sul pianeta in bilico di Caino e di Abele la sempiterna guerra incestuosa.

منتديات المأسدة الجهادية

" I rapporti umani – osserva Girard – sono essenzialmente dei rapporti di imitazione, di concorrenza. Ciò che abbiamo oggi sotto gli occhi è una forma di rivalità mimetica in scala planetaria. Quando ho letto i primi documenti di Bin Laden ed ho riscontrato i suoi accenni alle bombe americane cadute in Giappone, ho capito ad un tratto che il livello di riferimento è il pianeta intero, ben al di là dell’Islam. Sotto l’etichetta dell’Islam c’è una volontà di collegare e mobilitare tutto un terzo mondo di frustrati e di vittime nei loro rapporti di rivalità mimetica con l’Occidente. Ma nelle Torri distrutte lavoravano sia stranieri che americani. E per l’efficienza, la sofisticazione dei mezzi impiegati, la conoscenza che essi avevano degli Stati Uniti, gli autori degli attentati non erano anch’essi un po’ americani? Siamo in pieno mimetismo".

Un po’ di libri

GIRARD R., Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, ADELPHI (2001).

GIRARD R., Menzogna romantica e verità romanzesca, BOMPIANI (2002).

GIRARD R., Origine della cultura e fine della storia, RAFFAELLO CORTINA EDITORE (2003).

GIRARD R., Shakespeare. Il teatro dell’invidia, ADELPHI (1998)

GIRARD R., Vedo Satana cadere come la folgore, ADELPHI (2001).

GIRARD R:, La pietra scartata. Antigiudaismo cristiano e antropologia evangelica, introduzione e scelta dei testi a cura di Alberto Signorini. EDIZIONI QIQAJON (2000)

L’AUTORE. René Girard è uno studioso contemporaneo francese. Di formazione letteraria, nel 1961 scrive Mensonge romantique et vérité romanesque opera che sotto l’apparenza di uno studio critico di testi letterari getta le basi della sua teoria antropologica con la formulazione della teoria del "desiderio mimetico". Le sue opere successive lo innalzano come uno dei pensatori più originali del nostro tempo.

Vedi anche

– Introduzione al desiderio mimetico e sua fenomenolgia – di I.G. Marino

– Alcuni paragrafi del libro-intervista a René Girard, “Origine della cultura e fine della storia”, Raffaello Cortina Editore (2003).

Il brano del prof. Pierpaolo Antonello è un’ottima introduzione al meccanismo mimetico e cioè al fondamento dell’agire umano secondo René Girard.

René Girard. Teoria del desiderio mimetico

http://lafrusta.homestead.com/recensioni.html

LINK

Saggio in rete sull’opera di Girard: autrice Luisa Bortolotti:
L’interpretazione del sacrificio in René Girard
www.vivoscuola.it/us/luisa.bortolotti/girard.html

Intervista a René Girard 
http://www.radio.rai.it/radio3/libri/interviste/girard.htm 

Site Violence et Sacré

http://home.nordnet.fr/~jpkornobis/

René Girard

http://www.cottet.org/girard/index.htm

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Aggiunta

Sulle pretese del  dio oscuro e l’arcaica e poco evoluta pratica del  sacrificio umano, purtroppo ritornato attuale in un mondo che oggi si configura come un "misto" di civiltà e barbarie,  vedi anche :

Gli Aztechi e il gioco della palla. Uno sport per riscaldare il Sole

in ‘ Abstracta’ n. 25, Aprile 1988.

Fonte:Gianni De Martino – sito/bibliografia

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IRAQ, ULTIM’ORA

‘Ashura’ di sangue: 30 morti

Ashura, fuoco agli sciiti

Shaid, martiri-killer nelle moschee sciite


"Osservate il triste anniversario dell’Ashura e non trascurate mai di osservarlo, considerate le catastrofi che hanno colpito la religione islamica dal primo giorno ad oggi come una nuova Ashura, il suo anniversario osservate costantemente"

Ayatollah Khomeyni
("Il governo islamico")

L’Ashura, che corrisponde al decimo giorno del mese di Muharram, commemora il martirio dell’imam Hussein, momento fondamentale nella storia dell’Islam sciita.

Nel 632 dopo Cristo, a seguito della morte del profeta Maometto, all’interno della comunità musulmana sorsero numerosi contrasti riguardo a chi dovesse prendere il suo posto come guida dei fedeli. Infine, la scelta cadde sul suocero del Profeta, Abu Bakr, sebbene alcuni musulmani ritenessero che il ruolo spettasse al cugino, nonché genero di Maometto, Ali.

Alla fine, nel 656, Ali divenne califfo (ossia il capo della comunità), ma fu sfidato da Mu’awiya, valoroso guerriero e governatore della Siria, il quale voleva guidare la comunità musulmana.

Dopo cinque anni di comando, Ali fu assassinato e Mu’awiya divenne califfo. La cosa non incontrò il favore degli "Shi’at Ali" (i seguaci di Ali), i quali continuarono a sostenere che il ruolo spettasse ai discendenti del Profeta.

Mu’awiya raggiunse un accordo con il figlio maggiore di Ali, Hassan, in base al quale questi si sarebbe ritirato dalla scena politica. Ciò nonostante, gli "Shi’at Ali" continuarono a stringersi attorno al figlio minore, Hussein, che era, ovviamente, anche nipote di Maometto. Alla morte di Mu’awiya, nel 680 dopo Cristo, Hussein pensò che
fosse suo dovere sfidare Yazid, figlio di Mu’awiya, per ottenere la guida della comunità.

Hussein si mise in viaggio con 72 seguaci verso la città di Kufa, nel sud dell’Iraq, con la speranza di raccogliere ulteriori consensi. Al gruppo, invece, venne tesa un’imboscata e Hussein e suoi vennero assediati nel deserto alle porte di Karbala, situato nell’attuale Iraq. Dopo 10 giorni di assedio, il decimo giorno del Muharram, Hussein e i suoi uomini furono attaccati e massacrati.

Gli aderenti al gruppo di supporto in favore di Ali[lo Shi’at Ali] divennero la comunità che oggi conosciamo con il nome di musulmani Shi’a [musulmani sciiti].

Lo scisma e il terrore nazislamici : tre esplosioni, decine di morti
* SENZA PIETA’ Un uomo -bomba si è fatto saltare in aria fra i fedeli in preghiera
* RICORRENZA Migliaia di fedeli sciiti stanno celebrando l’Ashura
* SANGUE Lo scorso anno nello stesso periodo gli attentati sunniti causarono 180 morti

COLPITO IL MITO FONDANTE SCIITA.

KERBALA E’ LA CITTA’ DEL MARTIRIO

fonte: Il Tirreno 3 marzo 2004

autore: Renzo Guolo

Gli attentati di Serbala e Bagdad colpiscono gli sciiti in una delle loro ricorrenze maggiori: i giorni dell’Ashura. I giorni che evocano la morte del terzo Imam della shi’a, Hussein, nipote del profeta Muhammad, ucciso in battaglia a Serbala nel 680 dai califfi sanniti. Un evento tragico, simbolo del martirio per fede, dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli alidi, i sostenitori del diritto di Hussein, successore in linea di sangue del Profeta, a guidare la comunità musulmana. Il significato simbolico delle celebrazioni di Serbala è quello di testimoniare il jiad. Non il piccolo jiad, quello armato, offensivo, verso i “nemici di Dio”; la il grande jiad: quello che chiama a mostrare la vera fede in Allah nell’ora della prova, quando la stessa vita è in pericolo.

La morte di Hussein è uno dei miti fondativi della shi’a. Nei giorni dell’Ashura immensi cortei di pellegrini sfilano nella città santa di Serbala. Le manifestazioni si trasformano in grandi rappresentazioni collettive di massa che mettono in scena il martirio di Hussein. Nelle moschee si rievocano gli eventi dolorosi che portarono alla tragedia. I fedeli, vestiti a lutto, piangono come se avessero perso una persona cara. Chi nel decimo giorno di muhharran, il mese in cui si celebrano i riti, detto dell’Ashura, riesce a visitare la tomba del terzo Imam e offre l’acqua agli altri visitatori assetati è come se l’avesse data all’esercito del terzo Imam: atto che simboleggia la tipica tensione sciita alla pietas. Ma l’evento simbolico più significativo sono le manifestazioni “autoflagellanti”: migliaia di persone si coprono il capo di cenere, battono il suolo con la fronte, si fustigano a sangue mentre partecipano ai cortei di afflizione che seguono la salma immaginaria di Hussein.

Si rappresenta in tal modo la volontà dell’intera comunità di sottomettersi volontariamente alla tortura, di morire in gruppo per la difesa della causa: come Hussein a Serbala. Sin dalla battaglia di Serbala la shi’a si autopercepisce come movimento di rivolta contro l’ingiustizia. Per lungo tempo in Iraq e in Iran queste manifestazioni, proibite prima negli eccessi e poi totalmente dai regimi dello Shah e di Saddam, hanno funzionato come una sorta di sfogo contro l’ingiustizia che dominava il mondo. Il rito permetteva alla comunità di lavare ritualmente il peccato capitale e l’accettazione del compromesso quotidiano con una società dominata dal Male. I giovani rivoluzionari iraniani ne muteranno il segno. L’Ashura assumerà così un diverso segno: alla tradizionale pietas sciita si sostituirà l’idea della morte in combattimento per l’affermazione della “giustizia”. Succederà così anche in Iraq dopo i tragici attentati di ieri? (2 marzo 2004)

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Un´analisi del politologo iraniano Amir Taheri sulla rinascita di Najaf come centro mondiale dell´islam sciita:

"Shiite Schism", by Amir Taheri

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Il sito ufficiale, in inglese, del l’ ayatollah Sistani:
sistani.org
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Sui legami tra Al Qaeda e le correnti wahhabite dell´Arabia Saudita, radicalmente ostili all´islam sciita, vedi questo saggio apparso su "Foreign Affairs". L´autore è professore di studi mediorientali a Princeton. Su "Il Regno" del 15 febbraio 2004 trovi la traduzione italiana:

"The Saudi Paradox", by Michael Scott Doran, "Foreign Affairs", January/February 2004

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L´islam sciita e i suoi sviluppi a partire dal caso iracheno nell’analisi di Khaled Fouad Allam:

Islam e democrazia in Iraq. Il martirio dei musulmani sciiti (1.9.2003)

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* NUOVA BARBARIE Rapiti due giornalisti indonesiani.

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