PROMEMORIA

Intellettuali e premi Nobel hanno sottoscritto nei giorni scorsi un documento in difesa del regime cubano. Decine di occhi chiusi sulle violazioni sistematiche dei diritti umani. Ospitiamo la replica dell’associazione Nessuno tocchi Caino.

D’Elia : Per certi difensori dei diritti umani Cuba è un’oasi felice

18 marzo 2005. Alla lettera-petizione in difesa del regime cubano sottoscritta da 200 intellettuali di fama mondiale, Nessuno tocchi Caino risponde con una nota in cui sono riportati alcuni fatti che provano le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Castro.

I firmatari della lettera, tra cui figurano i premi nobel Josè Saramago, Rigoberta Menchù, Adolfo Perez Esquivel, Nadine Gordimer e gli italiani Claudio Abbado, Luciana Castellina e Gianni Minà, affermano tra l’altro che a Cuba “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e che la rivoluzione ha consentito il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente.”

Secondo il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, “la lettera non tiene conto minimamente della realtà cubana e dei misfatti compiuti dal dittatore di più lungo corso al mondo”. “Cuba ha due facce, una sotto i riflettori, l’altra nascosta. Per certi difensori dei diritti umani, esiste solo la prima: quella della base americana di Guantanamo dove sono detenuti i talebani.”

Ma Cuba non è solo Guantanamo – prosegue D’Elia – è anche Combinado del Este, Canaleta, La Pendiente, Ceramica Roja, Kilo 8…”

La Perla dei Caraibi non è tutta sole, mare e sabbia. E’ anche galera e centri di ‘rieducazione’”.

Quanto all’isola felice dove “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria,” Nessuno tocchi Caino invita i firmatari della petizione pro-Castro a riflettere su quanto accaduto nel 2003 e che tutti hanno potuto leggere sui giornali di tutto il mondo e a quanto denunciato da importanti organizzazioni umanitarie.

NOTA

A) L’11 aprile 2003, Fidel Castro ha fatto giustiziare tre componenti un gruppo di cubani che una settimana prima si era impadronito di un traghetto con l’intento di raggiungere la Florida. Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac sono stati fucilati all’alba. Quattro loro compagni sono stati condannati all’ergastolo, uno a 30 anni di prigione e altri tre a pene detentive comprese fra 2 e 5 anni.

L’imbarcazione, rimasta a secco a 45 chilometri dalle coste cubane, era andata alla deriva per 24 ore e i sequestratori si erano arresi alle autorità cubane, senza che ai 50 ostaggi fosse stato torto un capello.

I dirottatori erano stati processati per direttissima e condannati per atti di terrorismo l’8 aprile. Nel giro di tre giorni, gli appelli sono stati respinti sia dalla Corte Suprema che dal Consiglio di Stato, il più alto organo esecutivo di Cuba presieduto da Fidel Castro, quindi giustiziati.

La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) ha condannato il carattere sommario del processo celebrato in spregio delle regole minime di giustizia internazionalmente riconosciute e ha stabilito essere il fatto “una privazione arbitraria della vita."

B) Quanto alla rivoluzione cubana che ha permesso il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente,” basta leggere i rapporti sui diritti umani, sulle condizioni nelle prigioni cubane e il trattamento dei detenuti politici. Sia la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) che l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno denunciato nel 2004 la presenza nelle carceri di casi diffusi di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni varie e malnutrizione.

Una ventina di detenuti sarebbero morti nel corso dell’anno a causa di mancata assistenza medica.

Detenuti per ragioni politiche o di coscienza sono stati rinchiusi in celle di isolamento umidissime, infestate dai topi, con un buco come gabinetto e un letto di cemento, senza acqua e senza il conforto della Bibbia che gli era stata sequestrata.

Quelli non in isolamento sono stati costretti a indossare le uniformi del carcere, a mettersi sull’attenti all’entrata delle guardie nelle celle, messi insieme a detenuti comuni, violenti, intimiditi pesantemente e picchiati dalle guardie e sessualmente aggrediti da altri detenuti.

Nel 2004, il regime ha messo agli arresti domiciliari 14 dei 75 dissidenti arrestati nella primavera del 2003, per lo più anziani e ammalati. Il numero è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti incarcerati nel corso dell’anno, ha denunciato la Fondazione Cubana dei Diritti Umani.

C) D’altro canto va anche detto che chi fornisce informazioni sulla situazione di diritti umani a Cuba rischia pene severissime.

Marcelo Lopez, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e già portavoce e segretario della Commissione diritti umani e riconciliazione nazionale, è stato condannato nel 2003 a una pena di 15 anni di carcere per aver trasmesso informazioni ad organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch su casi di condannati a morte nel suo paese.

Marcelo è stato condannato anche per essersi fatto inviare copia della risoluzione di condanna emessa dalla Commissione diritti umani dell’ONU di Ginevra.

Fonti: http://www.korazym.org/default.asp

    http://www.nessunotocchicaino.it/news/, 16/03/2005) .

    Segnalato da:

     http://itablogsforfreedom.splinder.com/tag/cuba

PER SAPERNE DI PIU’

L’inchiesta di Korazym.org su Cuba:
Intervista di Korazym.org al portavoce della dissidenza cubana
Il card.Jaime Ortega: a Cuba siamo ridotti al silenzio
Cuba: quando la dignità dell’uomo viene calpestata

***

Dal RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SU CUBA

Roma, 18 marzo 2005.

Secondo Amnesty International, sono 71 i prigionieri di coscienza attualmente in carcere per aver espresso in modo pacifico le proprie idee e convinzioni. L’organizzazione per i diritti umani chiede al governo dell’Avana il loro rilascio immediato e incondizionato.

A Cuba l’esercizio della libertà di espressione è un crimine. I ‘reati’ comprendono lo svolgimento di attività in favore dei diritti umani, la pubblicazione di articoli, la concessione di interviste a organi d’informazione considerati critici nei confronti del governo, il contatto con funzionari statunitensi presenti sull’isola o i rapporti con la comunità cubana in esilio.

‘Per finire in carcere per mesi o anche anni, è sufficiente essere in disaccordo con le autorita” ha dichiarato Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

Fonte: www.amnesty.it

Il rapporto “Cuba: prigionieri di coscienza. In 71 ad aspettare la libertà”, è disponibile in lingua inglese all’indirizzo:
http://web.amnesty.org/library/index/ENGAMR250022005

Consiglio di lettura

Reinaldo Arenas

Prima che sia notte. Autobiografia
Guanda, 2004

Da questo libro è stato tratto il film con Javier Bardem e Johnny Depp.Reinaldo Arenas, uno dei più grandi scrittori cubani delle ultime generazioni, morì suicida a New York nel 1990, prima che l’AIDS, allora molto meno aggredibile, lo uccidesse. Scrittore e omosessuale: due colpe imperdonabili solo a chi era inviso al regime castrista (molto istruttive sono le opinioni di Arenas sugli scrittori gay ‘di regime’). Arenas fu perseguitato, finché riuscì a fuggire. La condizione di esule gli fece scoprire, però, altri orrori: l’ipocrisia della sinistra occidentale, viziata dal mito della rivoluzione cubana e dal culto del Che, la solitudine, la malattia, la morte.

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