Chi ha paura del Dalai Lama ?

 OSTRACISMI 2

CHI HA PAURA DEL DALAI LAMA ?


Non cerchiamo l’indipendenza [del Tibet] o la separazione [dalla Cina]” – ha dichiarato il leader politico e spirituale in un’intervista rilasciata a una tv indiana l’8 aprile scorso, – ma chiediamo che siano riconosciuti alcuni diritti, in un ambito di autonomia o di autogoverno. Vogliamo conservare la nostra cultura, la nostra spiritualità, l’ambiente”. “Ora – ha aggiunto – molti visitatori vedono che il Tibet è governato dal terrore”.

Tenzin Ghiatso non viene in Italia per parlare male della Cina. Basta la sua sola presenza di monaco esule dal suo Paese dove rischiava la vita, per ricordare un terrore cinese che dura da oltre 50 anni, sin dall’invasione del territorio himalayano da parte dell’Esercito di Liberazione popolare nel 1950, la fuga in esilio del Dalai Lama nel 1959 e l’annessione cinese del Tibet con un’occupazione violenta che sfrutta la cultura non violenta del Paese delle nevi.

Dall’invasione delle truppe comuniste sono stati demoliti migliaia di monasteri, templi e monumenti artistici. Il governo cinese ha attuato una vera e propria "pulizia etnica" con aborti forzati, sterilizzazioni di massa, arresti e condanne a morte. Anche la cultura e la religione tibetana sono a rischio, essendo proibiti l’uso della lingua e lo studio delle tradizioni, oltre al trasferimento in Tibet di milioni di coloni cinesi e la pretesa del partito comunista cinese al governo di nominare il prossimo Dalai Lama.

Il Dalai Lama in Italia, ma nessuno lo vuole incontrare di Rosario Mastrosimone

Il Dalai Lama visiterà l’Italia dal prossimo 5 dicembre, vi resterà per una decina di giorni, nel corso dei quali parteciperà, tra l’altro, ad un Summit dei Premi Nobel per la Pace a Roma e ad una serie di incontri al Palasharp di Milano.

Premio Nobel per la pace e punto di riferimento dei buddhisti di tutto il mondo, il Dalai Lama rappresenta oggi anche e soprattutto le sofferenze del popolo tibetano, un popolo oppresso dal regime cinese e troppo spesso lasciato solo dalla comunità internazionale in nome del calcolo e dell’opportunismo politico.

Nelle scorse settimane il Dalai Lama è stato accolto con tutti gli onori negli Stati Uniti e da alcuni dei nostri vicini europei.

In Italia invece, la sua visita rischia di essere un evento da tenere nascosto, per non irritare il regime cinese.

A pochi giorni dal suo arrivo, ancora non si sa se il presidente del consiglio Romano Prodi lo incontrerà, né si sa se vi sarà un qualche appuntamento istituzionale. Era successo già l’anno scorso, quando le richieste dell’Ufficio per il Tibet di Ginevra di un incontro con Romano Prodi caddero nel vuoto.

L’associazione Italia-Tibet ha lanciato un appello affinché Romano Prodi e Giorgio Napolitano ricevano finalmente il Dalai Lama.

L’Intergruppo parlamentare per il Tibet, su iniziativa di Benedetto Della Vedova (Riformatori liberali) ha scritto al Presidente della Camera Bertinotti, chiedendogli di invitare il Dalai Lama alla Camera. Hanno firmato la lettera 165 parlamentari di centrosinistra e centrodestra: ancora Bertinotti non ha risposto e non si sa se il Dalai Lama potrà essere accolto in Parlamento, onore che l’Italia non ha negato neppure a dittatori come Musharraf.

Maggioranza ed opposizione si invertono i ruoli a Milano, dove, salvo sorprese dell’ultimo momento, non dovrebbero esserci incontri ufficiali né con il sindaco Letizia Moratti, né col Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

Neppure l’esecutivo cittadino vuole irritare la Cina, perché teme che per ritorsione voti contro l’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano.

Così l’Ulivo milanese attacca il centrodestra, accusandolo di anteporre i propri calcoli opportunistici ai doveri istituzionali di buona educazione, ma omette di spendere qualche parolina sul comportamento del governo guidato da Romano Prodi. 

Il Dalai Lama è accusato dalla Cina di fomentare le istanze separatiste del Tibet. Così il regime di Pechino fa costantemente pressione sui governi di mezzo mondo affinché evitino di legittimarne la figura.

Ci sono governi che, giustamente, delle pretese del regime pechinese se ne fregano, e ce ne sono altri che si piegano al ricatto.

Il nostro governo ha ancora pochi giorni di tempo per scegliere di fare la cosa giusta.“

da : Il Dalai Lama in Italia, ma nessuno lo vuole incontrare di Rosario Mastrosimone su: http://sostenibile.blogosfere.it/

 UN PECHINO DI PAURA

 

In merito al fuggi fuggi generalizzato al seguito della notizia dell’arrivo in Italia del Dalai Lama segnalo un articolo di Francesco Pullia:

La comunella dei vigliacchi teme il Dalai Lama  su: > il giornale telematico di Radicali Italiani radicali.it 23 novembre 2007

Fonte dell’illustrazione: http://www.gianfalco.it/

Intanto Alessandro Gilioli raccoglie un’intervista a cura di Beniamino Natale* allo scrittore tibetano Jamyang Norbu e – ironizzando sulla "santità" del monaco disarmato –  osserva con severità che : “all’arrivo del sant’uomo nessuno avrà il coraggio di dire quanto sia stata fallimentare tutta la sua politica degli ultimi quarant’anni, con il Tibet totalmente cinesizzato e Lhasa ridotta a un museo a cielo aperto.”

Forse perché non ha bombardato la Cina, dalle trincee dell’ Espresso il Dalai Lama viene giudicato  un politico fin troppo leggero. In un mondo di gente di panza che ce l’ha fatta, di “normopati” e di vittoriosi, il santo monaco disarmato Tenzin Ghiatso appare così non solo come un “diverso” ma anche come un povero e insostenibile politico fallito. **

Non a caso, la delegazione parlamentare francese che nell’agosto scorso ha visitato i territori tibetani, ha sentito l’aria che tira tra i giovani e ha avvertito il regime cinese che è giunto il momento di trovare un accordo sul futuro del Tibet; se questo non avviene, "la questione potrebbe divenire una macchia per i Giochi Olimpici del 2008".

 Il senatore Louis de Broissia, presidente della Commissione informazione sul Tibet del Parlamento francese, al ritorno dalla regione insieme ai suoi colleghi ha detto: "Vi è una possibilità per il Tibet, e questa viene prima delle Olimpiadi. Con l’attenzione internazionale che aumenta, la questione potrebbe divenire una macchia per Pechino. Dopo i Giochi, finisce tutto".

Il politico ha sottolineato – come riferisce Asianews.itche l’occasione è bilaterale: "I giovani tibetani in esilio sono divenuti impazienti. Con la morte del Dalai Lama, la loro protesta potrebbe divenire più violenta. E’ interesse della Cina lavorare in maniera concreta e veloce".

 Note

* Beniamino Natale, mio amico ai tempi della redazione romana del quotidiano Lotta continua della fine degli anni Settanta. Dal 2003 si è trasferito a Pechino come corrispondente Ansa per l’Asia Meridionale. Questo è un articolo apparso sulla rivista Stringer, dal titolo Fare il giornalista? Meglio che andare a lavorare! (nell’immagine, Beniamino Natale con Sergio Trippodo, direttore di Stringer ).

** v. Stringer Asia, Speciale Tibet , articoli e interviste

su: > http://www.stringer.it/Stringer%20Schede/tib_spec_jamya-benj.htm

MILANO. Il Centro Ghe Pel Ling di Milano ha invitato Sua Santità per i giorni 7 – 8 – 9 dicembre 2007. Titolo del ciclo di insegnamenti : "LA VIA DELLA PACE INTERIORE"

Tutte le info sul sito : http://www.dalailama-milano2007.org/italiano/

 



 

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