Il giovane ricco

 IL GIOVANE RICCO
E LA VITA ETERNA
 
 
Et ecce iuvenis accedens ait illi: "Magister bone, quid boni faciam ut habeam vitam aeternam?" Qui dixit ei: "Si vis ad vitam ingredi, serva mandata". Dixit illi: "Quae?" Iesus autem dixit: "Non homicidium facies; non adulterabis; non facies furtum; non falsum testimonium dices; honora patrem tuum et matrem tuam; et diliges proximum tuum sicut te ipsum".
Dicit illi adulescens: "Omnia haec custodivi a iuventute mea: quid adhuc mihi deest?" Ait illi Iesus: "Si vis perfectus esse, vade, vende quae habes et da pauperibus, et habebis thesaurum in caelo; et veni, sequere me!" Cum audivisset autem audulescens verbum, abiit tristis; erat enim habens multas possessiones.
Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna? ”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.

Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Dal Vangelo di Marco: Mc 10, 17-22. (Marco 10, 17-31; Matteo19, 16-30; Luca 18, 18-30).
 
E’ il giovane ricco che parla, e dice : Fin da giovane avevo seguito quelle parole che più che “comandamenti” sono l’umanizzazione potenziale, se non imprescindibile,  del nocciolo oscuro della bestialità umana: uccidere, rubare, mentire, violentare, torturare, degradare, ridurre alla schiavitù sessuale, asservire al lavoro non remunerato e le altre sporcizie come l’invocazione vana del Santo Nome, la maldicenza e la calunnia. Ora, avendone sentito parlare come di un Maestro buono correvo perché desideravo incontrarlo, ma quando mi disse di vendere quello che avevo e di seguirlo, promettendomi un tesoro in cielo, non lo feci perché avevo in terra molti beni da amministrare, numerosi amici e parenti di cui prendermi cura e tanti conti da fare e libri da scrivere.
Lasciare ogni cosa e seguire quell’uomo sarebbe stata una follia. Era un divino tentativo di amore, niente di solido. Eppure…qualcuno, o forse qualcosa in me,  avrebbe osservato che me ne andai rattristato ( e anche lui lo era) perché avevo ceduto su quel mio scandaloso desiderio di completezza, di beatitudine, di assoluto che in un primo tempo mi aveva spinto ad incontrarlo.
Del dono di quell’ “amore senza limiti” – come poi, secoli dopo, dirà san Bernardo –  ho tuttavia ancora come un vago ricordo… Anzitutto il colore di quegli occhi nei quali per un attimo mi ero come assentato da me stesso, rischiando di perdere tutte le mie certezze, le mie abitudini e i miei beni.
Sull’insistenza del suo  sguardo colmo di compassione e di amore per me, scrissi qualcosa su un foglio volante. Non so perché volevo conservare la traccia di quell’istante in cui mi era sembrato di essere stato toccato dalla bellezza di questo mondo e del cielo.
Fu un istante di amicizia, raro come qualsiasi altro raro gesto di poesia, d’intelligenza o di pietà. Era vita, vita d’intensità prodigiosa… Ma a patto di restare in soggezione all’Altro, per essere portato alla condizione assoluta di una beatitudine che voleva dire distacco… Insomma, non me la sentivo di dover passare attraverso l’inevitabile Croce… E così avevo messo quel foglio di appunti sulla grande questione dell’amore in una scatola di scarpe, e l’avevo sistemata fra le tante altre scatole della mia biblioteca segreta. Ricordo di aver messo quel foglio insieme ad altri appunti sull’essere fuori e sulla trascendenza, come questi versi di Dante dal XXI Canto del Purgatorio: “ La sete natural che mai non sazia/ Se non l’acqua onde la femminetta / Samaritana dimandò la grazia”. Mai, nonostante le mie disordinate ricerche, anche di questi giorni, ho potuto ritrovare la lettera volante scritta dopo quell’incontro.
Quella lettera è forse scomparsa tra una citazione e l’altra, tra due echi che non sono una risposta, tra due libri? Insomma, cosa manca, manca infinitamente al mio desiderio del Regno di Dio ? E io, cosa sarei potuto diventare ? Un hippie ? Nonostante abbia osservato tutti i “comandamenti” e , grazie ai miei beni, fatta molta carità, forse perché ho letto troppi libri e sono troppo vigile, troppo ricco, non lo sapevo allora e non lo so neanche oggi.
 
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