RICORDANDO PIER VITTORIO TONDELLI

RICORDANDO PIER VITTORIO TONDELLI

tondelli libro fb

A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli ( il 16 dicembre del 1991 ), oltre alla proiezione alla Festa del Cinema di Roma dell’anteprima di “Ciao, libertini! Gli anni Ottanta secondo Pier Vittorio Tondelli”, docufilm di Stefano Pistolini, prodotto da Sky Arte, a rendere omaggio a un personaggio che è stato voce narrante della storia dei nostri anni elettrici, arriva sugli scaffali Viaggiatore solitario.

Molto ben curato e documentato da Fulvio Panzeri per Bompiani, il libro raccoglie per la prima volta le più importanti interviste rilasciate dallo scrittore emiliano nel decennio tra il 1980 e il 1990. Sono più di ottanta interviste che, pagina dopo pagina, ci mettono davanti a molte “solite domande” e tante risposte, definite da Valentina Desalvo del Venerdì di Repubblica, “educatamente eversive”.

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Vi ritrovo anche due mie interviste fresche come pisellini appena scongelati: “Fuori dai coglioni di tutti”, la traduzione di una intervista realizzata per il mensile francese Gai Hebdo Pied ( 280-281, 1 agosto 1987 ) in occasione dell’uscita del romanzo “Altri libertini” in Francia, e “Solitudine allo specchio” (il Mattino, 26 maggio 1989).

Impossibile non ricordare che con quella conversazione del 1987, avvenuta nella sua casa di Milano, in via delle Abbadesse, dove si era appena trasferito da Bologna, iniziava un’amicizia e una collaborazione con Pier, che mi avrebbe portato a chiamarlo scherzosamente O’ Munacone ( perché era molto alto, e mi sembrava entrato in letteratura come si entra in convento, per intima vocazione e attesa della Grazia), a dirgli inoltre che lo consideravo un emulo di Francesco Petrarca, nella linea petrarchesca della Letteratura Italiana e – dopo numerose conversazioni, serate in discoteca e un paio di viaggi in comune e tanti elogi detti familiarmente leccate o violinate – a pubblicare finalmente l’anno dopo, nel 1988, nella collana Mouse to Mouse, diretta da Tondelli per l’editore Mondadori, il romanzo Hotel Oasis.

 

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quarta hotel oasis

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“Una forse non del tutto casuale somiglianza tra Hotel Oasis e L’immoralista di André Gide mi ha fatto rileggere quest’ultimo libro. Le somiglianze sono forse solo apparenti ma sono molte. Peter, il protagonista di De Martino, va in Marocco con la moglie Matilde, come l’eroe di Gide va in Tunisia con la moglie Marceline. Il protagonista di Gide è un intellettuale; Peter un pittore.
Nell’immoralista, l’esperienza omosessuale viene giustificata con l’ideologia nicciana; in Hotel Oasis con l’etnologia. Alla fine la moglie di De Martino se ne va; quella di Gide, muore. Ma le due mogli hanno in comune, di contro alla “diversità” dei mariti, il richiamo alla normalità, quella libertina in Matilda, quella religiosa in Marceline.
I due libri vanno accostati anche perché, consapevoli della difficoltà dell’argomento, nonché della propria interna resistenza, ambedue gli scrittori si sono studiati di frenare i sentimenti con una “bella” scrittura quella di De Martino, secondo le stesse giuste parole di Pier Vittorio Tondelli, “ora sognante, ora crudamente realistica e ora da pamphlet etnografico”; quella di Gide, elegante, levigata, di piglio classico, accademico.
La diversità degli stili si accompagna con una diversità di visione: franca e in qualche modo ingenua nella sua provocazione dissacratoria in De Martino; insincera fino ad una ipocrisia sorniona in Gide. Sono due atteggiamenti opposti che testimoniano ancora una volta la difficoltà oggettiva dell’argomento. [… ]
Diciamo subito che l’impressione più negativa la fa Gide. L’ipocrisia di specie protestante e borghese rende oggi L’immoralista penosamente datato. Viene fatto di esclamare quasi ad ogni pagina: “Quante storie per un soggiorno in Tunisia e un ragazzo arabo!”. Addirittura la morte della moglie dell’immoralista, minata, si direbbe, nella salute dalla sua fedeltà ai cosiddetti “principi”! [… ]
Ma il fatto che Hotel Oasis ci abbia indotti a rileggere il vecchio libro di Gide, è un punto a favore di De Martino, ne conferma la qualità di romanzo-saggio, che affronta con buon esito narrativo e diretta efficacia espressiva un argomento troppo spesso trattato con improprio lirismo e superflua spavalderia”. [Alberto Moravia, Diario Europeo, Bompiani, 2003, pp. 205-207 ]

 

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pontiggia biglietto

“Quello che mi ha colpito nel tuo testo è che il percorso dentro la scrittura diventino scrittura: una scrittura brulicante di idee il cui sviluppo prevedibile è subito eluso e negato dalla irruzione e dalla intersezione di altre idee che la disorientano e la sconcertano. È una prosa concitata, e insieme lucida, controllata in n cui le immagini sono idee e le idee immagini. E ne esce un’idea forte, dal punto di vista esistenziale ed etico, che è quella che più viene emarginata dalla chiacchiera del giornalismo culturale.”- Giuseppe Pontiggia, in una lettera  del 2 giugno 1996.

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«Questo tuo libro mi ha lavorato dentro », diceva Tondelli. E intanto, inaspettati e inizialmente non visti, vennero i tempi dell’AIDS; un virus che avvelenava i piaceri dell’amore. Fu quando amici, compagni e conoscenti cominciarono a morire come mosche; i nostri taccuini si riempivano di piccole croci: sembravano cimiteri tascabili e Pier appariva sempre più enigmatico e malinconico.

Le interviste sono uno specchio, non tutte ovviamente, della straordinaria capacità di Tondelli di ribaltare ogni volta il gioco. E il dialogo con Fulvio Panzeri, pubblicato con il titolo “Il mestiere di scrittore”, che completa le molte interviste, è una testimonianza corretta dall’autore stesso prima della morte e copre tutto l’arco della sua esperienza letteraria incentrata sul viaggio, la meditazione sul tempo e l’incontro con il mistero dell’altro e la sua estasiante bellezza: quella un Assassino più bello dell’Aurora, e che può anche uccidere. Dall’elaborazione di quelle che Tondelli chiama “le posizioni linguistiche dei sentimenti”, emerge un intimo desiderio di assoluto e un’idea forte della letteratura, dal punto di vista formale, esistenziale ed etico, che è quella che più viene emarginata dalla chiacchiera del giornalismo culturale.

P.S. SOTTOTESTO EDUCATAMENTE EVERSIVO

A pag. 228 di “Viaggiatore solitario”, la traduzione dal francese del mio scritto “Lontano dai coglioni di tutti” contiene un piccolo errore, un refuso diciamo: ” chronique tendre et bouffonne d’une petite bande d’amis sexy et tout et tout pendent leur service militaire“, è stato reso da un  impiegato della Casa editrice con: “cronaca tenera e idiota di un gruppetto d’amici sexy durante il servizio militare.”

Perché tradurre bouffonne con “idiota” ? E petite bande con un edulcorato “gruppetto“? Non so cosa pensare, quando errore si potrebbe banalmente trasformare in orrore, e mentre tutti dormono solo tu resti sveglio tutta la notte: e una vocina ti dice che scrivere significa sorvegliare le parole, non solo le emozioni e i sentimenti.

É stato anche riferito che alcuni scrittori si alzano di notte per togliere una virgola da un loro scritto, poi al mattino la mettono di nuovo ( ne parlo in un testo dal titolo “Lo scriba e il tiranno: note su trance e atto dello scrivere” nella rivista di analisi materialistica di Sergio Finzi “Il piccolo Hans” n.77/estate 1993 ). Fatto sta che il caso di quel piccolo errore di stampa ( ops! stavo per scrivere zampa ) ha richiamato lo psichiatra? No ha richiamato in un piccolo ansioso il metodo di lettura “Paranoico-critico” ideato dal divino Salvador Dalì.

É quando in “Psychologie non euclidienne d’une photographie“, Dalì riflette tutta una notte su un cliché che raffigura tre persone che non attirano la sua attenzione; al contrario, in un angolo della foto, scorge una piccola e incongrua bobina senza filo, che proprio per la sua quasi impercettibilità “reclama, a gran voce, un’interpretazione”, diventando il tema ossessivo delle sue ricerche. Così, confidando nel metodo “paranoico critico” del Divino cripto-surrealista Dalì, questa mattina ho telefonato a Fulvio per chiedere, educatamente, naturalmente, una spiegazione. Un parente mi ha riferito che è stato colpito da un improvviso malore, è che è grave, in ospedale. Tale è in definitiva l’assurda e nuda costante tragica della vita. Altro che quella puttana di Letteratura, che, con le parole degli ultimi appunti dello scrittore “non salva, mai”; perché, aggiungerei, è sempre stata nera, fin dall’Antichità. Ma questo non so se posso scriverlo ecc.

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