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	<title>Gianni De Martino</title>
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	<description>Sulla scrittura, la letteratura e l&#039;inumano</description>
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		<title>UBRIACATEVI !</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 13:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Baudelaire]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>

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		<description><![CDATA[UBRIACATEVI ! «Il sentimento può essere una meravigliosa scintilla iniziale, ma non è la totalità dell&#8217;amore. Amore è &#8220;estasi&#8221;, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall&#8217;io chiuso in se &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=745">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UBRIACATEVI !</p>
<p><a href="http://www.giannidemartino.it/wp-content/uploads/2012/03/Bacco-come-putto-di-Guido-Reni.jpg"><img class="size-full wp-image-746 alignnone" title="Bacco come putto di Guido Reni" src="http://www.giannidemartino.it/wp-content/uploads/2012/03/Bacco-come-putto-di-Guido-Reni.jpg" alt="" width="385" height="500" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: right;">«<em>Il sentimento può essere una meravigliosa scintilla iniziale, ma non è la totalità dell&#8217;amore. Amore è &#8220;estasi&#8221;, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall&#8217;io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio. L&#8217;amore non è mai &#8220;concluso&#8221; e completato; si trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane fedele a sé stesso</em>».<br />
(B16 &#8211; Benedetto XVI).</p>
<p> In effetti, le piccole idee dominanti sulla relazione con se stessi, con gli altri e con l&#8217;universo, sono perlopiù anti-estatiche e difensive:  appuntite foreste di difese nella cultura superiore e, talvolta, aggressive tagliole pronte a scattare nel vivo di un soggetto. In fondo, neanche tanto in fondo, uno delle possibili definizioni della crudeltà è proprio l&#8217;applicazione pratica, tecnologica, burocratica e necro-economica di tante &#8220;procedure&#8221; mutuate dalle piccole idee sulla relazione con se stessi, con gli altri e con l&#8217;universo. Le piccole idee sempre più spesso si trasformano, a lungo andare, in amarezza; e talvolta in umore massacrante. In una mescolanza  d&#8217;impotenza effettiva e di affermazioni trionfali, specialmente se nutrite di risentimento e ideologicamente confezionate ad uso delle moltitudini, l&#8217;umore massacrante può più facilmente trasformarsi in depressione generalizzata, dunque molto democratica, oppure in una furia che, compressa nell&#8217;individuo, si dispiega a rottadicollo anche sulla società. Donde i disastri che coinvolgono sobri e ubriachi. Infatti. Sobri o ubriaconi, si può fare una fine balorda comunque.</p>
<p>&#8220;La crudeltà è l&#8217;applicazione pratica di un&#8217;idea&#8221;: sentenziava, ad esempio,rocamente Artaud, che di disastri se ne intendeva. E, non a caso alle soglie della <em>disperazione di massa</em> dei tempi moderni, Baudelaire sostiene, in corrispondenza con la propria epoca e quelle a venire, che &#8220;bisogna sempre essere ubriachi&#8221;. Tutto  qui: come se fosse l&#8217;unico problema. Il problema, o piuttosto la spina del divenire, si direbbe; e cioè dell&#8217;essersi ritrovati, volenti o nolenti, creature come &#8220;tagliate&#8221; dal prima e dal dopo, consegnate da lontano al Tempo, come se il Tempo fosse un grande tutore più o meno benefico o una vera risposta.</p>
<p>Tempo e Spazio, sono forse una risposta? Baudelaire scrive che bisogna &#8220;sempre&#8221; ubriacarsi &#8220;<em>per non sentire l&#8217;orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi tiene a terra&#8221;. E che &#8220;dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù : come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all&#8217;orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l&#8217;orologio, vi risponderanno: &#8216;E&#8217; ora di ubriacarsi!&#8217;. Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù , come vi pare</em>&#8220;.</p>
<p>Anche il termine &#8220;amore&#8221;, oggi così banale, se non banalizzato, sembra rimandare a una ubriacatura di gioia, a una gioia estatica profondamente sepolta nel sistema nervoso, nell&#8217;anima e nello spirito; ma  tuttavia  temuta per paura di quella &#8220;gioia eccessiva&#8221;, di quella eccedenza quasi-mistica che forse è un tratto ineliminabile di ogni vita umana e comunque costituisce certamente uno dei segreti del linguaggio.</p>
<p>D&#8217;altra parte, è anche vero che non è possibile vivere sempre &#8220;fuori&#8221;. Non dico sempre fuori di testa o di melone, ma &#8220;sempre innamorati&#8221; ( come Platone diceva di Socrate). <em>Che venga il tempo in cui ci si innamori!</em> ( Rimbaud). Ma forse, chissà, neanche essere &#8220;sempre innamorati&#8221; di poesia o di virtù è una condizione augurabile. Eppure, vivere, solo vivere ed essere felici, non soffrire più, sembra ancora essere il sogno più bello e più crudele che ci sia.</p>
<p>Forse perché l&#8217;amore costituisce il più grande ed efficace anestetico finora conosciuto? Questione essenzialmente di fede, suppongo: fede nelle virtù del vino e di quell&#8217;impossibile che è il reale dell&#8217;amore. Aver fede nel pane, nel vino e nell&#8217;invisibile è un passo, al limite, impossibile. E&#8217; sempre troppo tardi, perché l&#8217;orribile è già accaduto e occorrerebbe essere un sopravvissuto con una bella faccia tosta per citare Hegel a quelli che bussano davanti a tante porte chiuse, a quelli che muoiono nell&#8217;angoscia da vicino o, più spesso da lontano, a quelli che perdono per sempre le persone amate, i  quali sanno, senza che il loro sia un sapere, che la verità della quale sono certi, e sulla quale non trionferà alcun sistema, è che il tempo che li dispera è privazione e strazio, e non oltrepassamento dialettico.</p>
<p>D&#8217;altra parte, per aver fede nell&#8217;invisibile è sempre troppo presto, perché l&#8217;orribile non può essere così orribile come raccontano certi sopravvissuti, e che quindi &#8211; dal momento che, sia pure tremanti, malmessi e balbettanti, i testimoni dell&#8217;orrore sono ancora vivi &#8211; nessun Forno o Cosa ardente e come proveniente da chissà dove, è mai avvenuto. Invece che perdere tempo con quelle “enormità”, si pensa allora che, al massimo, così come al limite, ci si potrebbe accontentare di un po&#8217; di conoscenza, qualche cinica speranza e magari anche di tanta tanta carità pelosa. Ma dove sono più quegli spettacolari esemplari di lebbrosi di Calcutta, dei quali le istituzioni e i dibattiti in tv hanno sempre più bisogno per far vedere agli utenti come si fa ad esercitare in pubblico e al più alto grado la famosa carità pelosa ?</p>
<p>L&#8217;amore è impossibile. E&#8217; impossibile che dove rosseggia il Forno, l&#8217;amore faccia spirare un gentile venticello che lo spenga, magari sotto una rinfrescante e salvifica pioggia primaverile. E&#8217; impossibile anche che dove il pensiero fabbrichi l&#8217;abisso e il gorgo che ci avvinghia, un amore esca finalmente dalle fosse, dalle tombe e dai tombini – e con un balzo scavalchi quell&#8217;abisso. Sarebbe troppo bello! E ancora: se invece di soffiarci tanti petali di fresche e vere rose sulla faccia, quel risorto, quella specie di vampiro, quel &#8220;ladro di energie&#8221; saltasse su tutto occhi e muffa? Meglio non rovistare tra la polvere di quello che una volta era chiamata Pasqua, correndo, oggi, il rischio di essere scambiato per un figlio di Ruini, il cardinale, e comunque fare la brutta figura di un ritardatario che, in tempi di Disneyland planetaria e transmoderna, si ostini a voler mostrare a tutti e fin nei blog e l&#8217;infosfera, la santa croce che, fin da bambino,i genitori e i cari padri salesiani, gesuiti o barnabiti gli hanno messo sulla gobba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CRA CRA CRA. Chi gracchia? Ma perché non appena bevi un goccetto deve apparirti sempre, o quasi sempre, questo triste cimitero tra le nebbie ? Dunque l’amore non sarà mai altro, per te, che un orizzonte piovoso ? Ma a che servono allora i fiori e le parole &#8211; tutti quei fiori verdeggianti e le tante promesse che ancora risuonano nelle stupide e vere canzoni d&#8217;amore?&#8230; Dove siete, innamorati? Afflitti da inappetenza e crimine, oppure a pattinare, a coppie e tenendovi per la<em> manina</em>,  su lucide lastre di ghiaccio in tv, attenti come piccole volpi a ogni minimo schricchiolìo?  Chissà se anche voi, come certi poeti, seguite lo sguardo di Dio, chiedendovi “un attimino”, come dicono i ragazzi, perché e da quanto tempo, il Boss ha distolto lo sguardo da noi, che eravamo la Sua più grande promessa.</p>
<p>Non chiedete solo ai poeti e agli ubriaconi, ma &#8220;chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all&#8217;orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla&#8221;, chiedete non tanto che ora è, e neanche chi o che cosa ha voluto che la vita imputridisse, insieme alla stessa idea di vita. Chiedete piuttosto a tutto ciò che fugge , canta o geme, <em>chi </em>avete veramente amato; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, persino l&#8217;orologio vi risponderanno: &#8221; E noi che ne sappiamo, sei tu il solo a saperlo&#8221;. Insomma, si muore soli. ( Checché ne dica quel compagno progressista &amp; amareggiato, che per il suo suicidio, pardon, “per il suo scatto di volontà” ( i comunisti, non si suicidano, hanno solo scatti di maschia &amp; dignitosa volontà) ha convocato tanti altri vecchi stronzi in una lussuosa clinica svizzera, dove tra pareti tappezzate di tanti poster di Che Guevara, i pugni chiusi e il canto “Oh Bella ciao” nessuno ha avuto il coraggio, davvero democratico, di procedere a una sana &amp; democratica collettiva eutanasia).  Eppure, chissà perché, sono tante le creature che ci credono capaci di salvarle, e che da ogni parte ci sollecitano, pur essendo, anche noi poeti &amp; letterati, avviati, come tutti, verso il solito naufragio e un brillante avvenire di scheletri. Tutti gli scheletri, compresi i nostri, prima o poi verranno abbandonati. Tutti siamo stati abbandonati alla terra, all’acqua, al fuoco e all’aria, anche se abbiamo voluto dimenticarlo. E, se poeti &amp; letterati, cos’altro potremmo offrire a chi sta per affogare se non qualche pezzetto di carta assorbente? Ma che si asciughino, perlomeno! Allora perché tanta sollecitudine ? Forse perché, una volta ascoltato, sia pure fugacemente e nella solitudine assoluta, l&#8217;appello dell&#8217;invisibile dell&#8217;amore, a nessuno basta morire da lontano.</p>
<p>Né parole né carezze, fossero pure quelle di un papa, salveranno non dico l&#8217;occidente dal quale vi scrivo o l&#8217;oriente in pieno marasma, ma neanche questo pianeta in bilico in vertigini di stelle. Tuttavia non si sa tutto, non si sa mai. E&#8217; quello che sempre più spesso sento mormorare non solo agli astronomi e agli astrologi diplomati, ma anche ai cosiddetti pazienti in ospedale.</p>
<p>Dopo essersi aggrappati alla radiografia, cadono in ginocchio, giù di botto, come quegli splendidi appestati che si vedono negli antichi quadri. Non so se gli antichi quadri ci salveranno dalla peste nichilista e post-moderna post-mortem e post-trans-tutto. In ogni caso, il loro mormorare &#8220;non-si-sa-mai&#8221;, aggrappandosi un po’ alla radiografia e un po’ alla cristalloterapia,  si comunica alla flebo, alle lenzuola troppo bianche e alla finestra. Da lì, il mormorio si comunica alle nuvole, al sole, alle stelle dietro il sole e a tutti i pianeti dell’universo o multiverso: &#8220;N-non v-oglio m-morire&#8221;. E dire che questi pazienti appartengono, nella maggior parte dei casi, alla mia generazione: quella che fra molta arroganza e sacchi a pelo diceva di voler rinunciare a Dio e ai dèmoni del Novecento, finendo poi con l’affliggere il mondo con una pletora di angeli new age, tutti rigorosamente molto spirituali, in pratica creature senza culo. Per non dire poi di quei pazienti che, tra una flebo e l’altra, chattano in rete chiedendo maggiori chiarimenti sulla famosa profezia Maya di cui ormai si mormora, a gran voce,  in tutti i pisciatoi della Galassia.  Non è meraviglioso?</p>
<p>Ma forse le tante stelle che questa notte brillano chiare, quasi frenetiche, lassù sul soffitto del covo dell&#8217;ubriacone, non sono stelle. Dunque si va. Si va tra culla e bara. E non è sul soffitto stellato, ma cadendo proprio fra le due forse inevitabili &#8220;pulsioni&#8221; che viene la parola. Viene da un tetto aperto, un uscio semichiuso, una finestra scomparsa al battito di un cuore, di innumerabili cuori che battono. A portare la parola, non ancora l&#8217;olio santo, è un gesto, lieve, di poesia &#8211; raro, come qualsiasi altro raro gesto d&#8217;intelligenza, d&#8217;amore, di compassione o di pietà. Le parole sono venute.  Tambureggiando, galoppando, e mentre alcune parole che sembravano promettere chissà cosa sono scomparse e poi ritornate vuote, cave e smemorate come disertori, altre parole, meno bagnate e più alate, più fedeli, sono rimaste qui a mormorare a bassa voce, quasi senza voce, nel timore che tutto possa perire, tutto rifiorire. Dove la voce cade, il mormorìo delle parole, forse una preghiera, non guarisce dal male, sebbene talvolta sembri salvare perlomeno dalla disperazione.</p>
<p>O delizioso liquore che, essendo impegnato a fare il surf su cavalloni immensi, non ho bevuto e forse non berrò mai. Sei tu, acqua chiara, a suscitare le estasi dei santi e, se bevuta a garganella, a provocare ebbrezze criminali agli sprovveduti ? Come le idee più chiare, brillanti su sfondo oscuro, anche le acque chiare nascondono chissà quale profondità abissale. Insomma, le parole non guariscono e non asciugano tutto quel sangue né tutte quelle lacrime dagli occhi che hanno pianto, non sempre. Ma vengono a dire, ridire l&#8217;inaudito.</p>
<p>Indicando la tomba vuota e suggerendo che non resta che imparare ad amare e a morire, come tutti, una parola dice che vita e morte hanno uguale durata. E che senza le nostre bizzarre irragionevolezze, tanto necessarie alla vita, avvizziremmo come pesciolini fuor d’acqua, ridotti a rigidi stecchi di sola ragione. Sembra una parola viva, guizza su come un piccolo pesce e subito s&#8217;inabissa in non so quale profondità suprema. Non so se diffidare di certi strani pesci, ma nel dormiveglia pareva che sul dorso del cosino guizzante brillasse la scritta  (Iota Chi Theta Upsilon Sigma), aureolata da uno splendore che, simile a quello di una perla, sembra appartenere e non appartenere al mondo.</p>
<p><em>Ichthus </em> ?  Un momento. Se  fosse possibile dire una parola all’invisibile o a quello che in narrativa per tranquillità chiamiamo l’inconscio, gli chiederei  come mai doveva venire proprio a te questa specie di ictus celebrante.  Forse le profondità marine non sanno che lo scrivente è solo un povero mozzo di bordo, questa notte in servizio presso l’Olandese Volante.  Non so se ti basterà fingerti il mozzo di bordo, per evitare la radiografia. In ogni caso, per quanto impossibile possa apparire, è proprio  all&#8217;impossibile che l&#8217;uomo, il parlante, è tenuto. A fratello Charles Baudelaire non venne forse l’afasia, proprio dopo il passaggio dell’ala sottile dell’Angelo, da lui scambiata per “l’ala dell’imbecillità che passa”. Eppure la Gloria, a un tempo luce e destino, resta nel sale e la rilegatura o impaginatura delle tue ossa, per sempre. Laggiù, al cimitero del Père Lachaise e tanto traffico di automobili clacsonanti, disperanti.</p>
<p>Ancora una parola. Chi coltiva l’embrione dell’angelo, e poi crede di poter pisciare il “corpo di gloria”, a ondate, fuori di sé, si spegne come una candela. Chi nasconde il proprio pesce naviga senza  mare, come quei falsi marinai &amp; falsi pescatori di perle che non si sono mai veramente imbarcati.  Chi nasconde la propria imbecillità non è un vero poeta e chi occulta il proprio folle amore muore senza voce. Il furbacchione credeva di poter ardere senza bruciare. Occorre bruciare per dar calore agli altri. E sebbene si possano anche chiedere dei sacrifici, occorre dire che ogni azione è rischio. E che se non diventi cenere, mai risorgerai con la Fenice. Gesù! Qui , su questa splendida galera volante, siamo, al momento, vivi per una &#8220;e&#8221;: un quasi nulla  che  in un soffio e fino alla perorazione del soffio infinitamente riprende, tra i due, tutto quello che è perso. Fuori da questa fossa, dunque. E, da bravi pirati della Filibusta, nei momenti festa &#8211;  se non siete al timone o di guardia agli scogli del mar dei Sargassi o agli iceberg dell&#8217;isola italiana dei Gigli &#8211; ubriacatevi!  “A proposito, pesciolini, qui c&#8217;è speranza di bere qualcosa?”</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lascia la spina</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 11:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LASCIA LA SPINA, COGLI LA ROSA Hendel, Trionfo del tempo e del disinganno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000">LASCIA LA SPINA, COGLI LA ROSA</span></span></p>
<p><iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/B_lRAVa3m34" width="425"></iframe></p>
<p><span style="color: #000000">Hendel, Trionfo del tempo e del disinganno</span></p>
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		<title>Non è colpa del cetriolo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 09:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ LEGUMI NON E’ COLPA DEL CETRIOLO Durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, Francisco Sosa Wagner, membro del partito spagnolo Spanish Union Progresso y Democracia (UPyD) , rivendica l’onore perduto dell’innocente &#8220;pepino&#8221;, il famoso cetriolo dell’Andalusia,  ritenuto a &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=664">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"> </span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 14px;"><em><span style="font-family: arial, sans-serif;">LEGUMI</span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: 14pt;">NON E’ COLPA DEL CETRIOLO<img style="width: 572px; height: 395px;" src="http://www.dna.fr/fr/images/dacf338d-3eb5-4890-9452-c86085daadb7/DNA_02/Un-depute-espagnol-Francisco-Sosa-Wagner-brandit-un-de-ces-concombres-injustement-incrimines-lors-du-debat.-(Photo-DNA-Christian-Lutz-Sorg.jpg" alt="" width="274" height="360" /></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, Francisco Sosa Wagner, membro del partito spagnolo Spanish Union Progresso y Democracia (UPyD) , rivendica l’onore perduto dell’innocente &#8220;pepino&#8221;, il famoso cetriolo dell’Andalusia,  ritenuto a torto responsabile della  recente epidemia di E. coli  diffusasi in Germania e ingiustamente calunniato. </span></span></span></p>
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		<title>Il giorno di Pisapippi</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 18:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[pisapia]]></category>
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		<description><![CDATA[ SATIRA IL GIORNO DI PISAPIPPI Quando l’attore e comico Bisio lo sottopone a una raffica di domande, lui si presta.  San Francesco o Che Guevara? &#8220;Una sintesi di tutti e due, sarebbe il mio sogno&#8221;. ‘Estremamente tollerante’, come lo definisce, &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=663">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"> <span style="color: #000000;"><em><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">SATIRA</span></span></em></p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 14pt;">IL GIORNO DI PISAPIPPI</span></span><br />
</span><br />
<span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 9pt;"><a href="http://4.bp.blogspot.com/-ARvExLQYoiU/TeT8R_Pu7WI/AAAAAAAAGmk/A-9FwSsDOjw/s1600/pisapippa.jpg"><span style="color: #000000;"><img src="http://4.bp.blogspot.com/-ARvExLQYoiU/TeT8R_Pu7WI/AAAAAAAAGmk/A-9FwSsDOjw/s400/pisapippa.jpg" alt="" /></span></a></span></span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
<span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Quando l’attore e comico Bisio lo sottopone a una raffica di domande, lui si presta.  San Francesco o Che Guevara? &#8220;Una sintesi di tutti e due, sarebbe il mio sogno&#8221;.</span></span><br />
<span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">‘Estremamente tollerante’, come lo definisce, in una intervista a <em>Vanity Fair</em>, la moglie Cinzia Sasso, il neosindaco di Milano non fa dunque differenza tra un santo e un guerrigliero, cmq « due grandi uomini». Non a caso, l’avvocato ( altri sessantottini sono diventati notai)  dice di amare in modo equanime Pertini, il Dalai Lama e Paperoga.  </span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;"> La garbata e affettuosa ‘sintesi&#8217; operata passando accanto alle differenze, ricorda altri onirici tentativi d&#8217;innesto ricorrenti nella sinistra, come quando per esempio si cercò d&#8217;innestare Lacan-con-Gramsci, Mao-con-i-Beatles, Maharishi-con-san Berlinguer ecc. </span></span></span></p>
<p>L&#8217;innesto San Francesco-con-Che Guevara ( &#8220;un Che Guevara con la cravatta&#8221;, come precisa Roberto Vecchioni in una intervista pubblicata su <em>Leggo</em>) sembra un innesto alla Frankenstein. Chi potrebbe innamorarsi &#8211; a parte l’arcivescovo progressista Tettamanzi  &#8211; di un ibrido, una Chimera,  un mostro del genere? Chissà perché la sinistra finisce sempre con l’innamorarsi dell’uomo sbagliato.</p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Altro che &#8220;una sintesi di San Francesco e Che Guevara&#8221;! Avendo il &#8220;coraggio di essere se stesso&#8221;, il &#8220;liberatore&#8221; di Milano  appare  più come un innesto eccezionale tra il Giuliano sognante della Milano bene di Maria Giulia Crespi </span></span><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">( ex editrice del Corriere, conosciuta come ‘Old Cresponia’ o la ‘Zarina rossa’ ) </span></span><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">e la proletaria Pippi Långstrump, la bambina protagonista del romanzo Pippi Calzelunghe nata dalla fantasia della scrittrice svedese Astrid Lindgren. </span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Anche Pisapippi  è un personaggio anticonformista che incarna il sogno di libertà di ogni buon bambino nomade, con la sua forza inclusiva e gentile, la &#8220;grande moschea&#8221; dei  fratelli musulmani stretti in un sognante abbraccio,  tante carte a sorpresa in merito agli assessorati color rosa bonbon e mille avventure mirabolanti da condividere con gli amici della Casa della Carità, i giovani in aggressiva e fragile  effervescenza dei ‘centri sociali’ ( i quali,  </span></span><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;"><a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_giugno_7/manifestazione-israele-piazza-duomo-190815297264.shtml" target="_blank"><span style="color: #000000;">secondo le ultime notizie</span></a></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;"> , neanche ha il tempo di indossare la fascia tricolore,  gli avrebbero dato i primi grattacapo) e i compagni cittadini in visita al Palazzo Marini,  il Comune trasformato in festante Casa del Popolo, con tavoloni in stile festa dell&#8217;unità emiliana dove poter gustare kebab e <em>zichinì</em>, attingendo con le dita a un grande piatto comune posto al centro di ogni tavolo. Tra sinistri bagliori, la colonna sonora di Palazzo Marini è offerta dalla musica della meravigliosa &#8220;primavera araba&#8221;,  in  un effluvio odorosissimo e multietnico di thè alla menta e  di peperoni farciti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Ma Pisapippi ( Pisapippa, secondo l’invettiva del Grillo ; &#8220;l&#8217;espugnatore&#8221; di Milano, secondo Nichi  che parla di &#8220;fine del tempo del dolore&#8221; ) è anche  un apologo sulla diversità accogliente che  sconcerta e spaventa i gli adulti con la testa cotonata, vecchi esangui  barricati nel loro mondo di regole, ciechi alle meravigliose &#8220;autocostruzioni rom&#8221; e sordi alla protesta degli immigrati al grido di &#8216;Liberta, liberta…&#8217;. Allo stesso tempo la vittoria di Pisapippi premia il popolo arancione che – sotto il sole che ride – l’ accoglie con spontaneità rivelandosi l’alba del domani, il &#8220;risveglio del Paese&#8221;, fonte ineguagliabile di cambiamento tra icone svuotate di contenuto, riti e detriti di sogni utopistici &amp; rifondativi,  e profondità di sentimenti .</span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Sentimenti  espressi dalle note di belle  canzoni come &#8220;La casa delle farfalle&#8221;, &#8220;sogna ragazzo, sogna&#8221; e la commovente &#8220;Celia De La Cerna&#8221;, che dando voce, in falsetto, alla mamma dell&#8217;eroe ( &#8221; <em>fa male al cuore / avere un figlio straordinario!</em> &#8220;), il Vecchioni che avanza ha voluto dedicare all’ &#8220;uomo dei sogni&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,sans-serif;"><span style="font-size: 12pt;">Tra le vivacissime note di &#8220;Bandolero stanco&#8221; e le splendide macerie di una sinistra che vira dal rosso al violaceo  all&#8217;arancione,  a piazza del Duomo spunta anche l’arcobaleno equo &amp; solidale. &#8220;Siamo a un passo dal sogno&#8221;, titola <em>la Repubblica</em>. Hasta la victoria siempre e vaiiiiiiiiiii Pisapippi!</span></span></span><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/X5c4Sgr1yHw" frameborder="0" width="425" height="349"></iframe></p>
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		<title>Pisapoppins</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 09:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;SATIRA &#160; &#171;&#38;nbsp;A UN PASSO DAL SOGNO&#160;&#38;raquo; &#160; &#160; &#171; &#8216;Il vento cambia davvero&#8217;. Lo slogan di Giuliano Pisapia si &#232; trasformato in realt&#224;. La burrasca che ha colpito Milano ha sollevato le gonne delle signore in Galleria Vittorio Emanuele, &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=662">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<span style="color: #000000"><em><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">SATIRA</span></span></em><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 14pt">&laquo;&amp;nbsp;A UN PASSO DAL SOGNO&nbsp;&amp;raquo;</span></span><br />
&nbsp;<br />
<img height="1155" src="http://2.bp.blogspot.com/-WszhYxy0h5Q/TejXqxpEM1I/AAAAAAAACxo/Ar3h00V4CUM/s1600/TOMAS_506.jpg" style="width: 507px; height: 600px" width="920" />&nbsp;<br />
<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">&laquo; &lsquo;Il vento cambia davvero&rsquo;. Lo slogan di Giuliano Pisapia si &egrave; trasformato in realt&agrave;.<br />
La burrasca che ha colpito Milano ha sollevato le gonne delle signore in Galleria Vittorio Emanuele, ha sparpagliato nel cielo i volantini del candidato, ha ribaltato gli ombrelli del popolo arancione raccolto in piazza Duomo per il concerto di chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pisapia.</span></span><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">&lsquo;Si sta alzando un vento nuovo. Milano pu&ograve; dare un segno importante di risveglio del Paese. Il vento di Milano va portato in tutta Italia&rsquo;. Pioggia ed entusiasmo. Spunta anche l&#39;arcobaleno&amp;raquo; ( <em>Corriere della Sera</em>, 28-05-2011).</span></span><br />
&nbsp;</span></p>
<p style="text-align: right">
	<span style="color: #000000"><em><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">ho sentito passare su Milano &nbsp;il vento dell&rsquo;ala dell&rsquo;imbecillit&amp;agrave;.</span></span></em></span><br />
	<span style="color: #000000">&nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">( Parafrasi dai <em>Journaux intimes </em>di Charles Baudelaire<em>)</em></span></span><br />
	&nbsp;<br />
	<span style="font-family: trebuchet ms,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">Illustrazione&nbsp;: Pisapoppins, secondo Tomas</span></span><br />
	&nbsp;<br />
	&nbsp;</span></p>
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		<title>VERSO LA RISURREZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 10:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[anniversari]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>

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		<description><![CDATA[VERSO LA RISURREZIONE Dopo la grande onda dello Tsunami, mentre l&#39;orizzonte del pianeta in bilico si oscura nella preparazione di nuove guerre, la festa dei ciliegi in fiore in Giappone ci ricorda di come la vita sia effimera e preziosa, &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=661">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">VERSO LA RISURREZIONE</span></span></span></p>
<p><iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/x6YaMPXg1LU" title="YouTube video player" width="480"></iframe></p>
<p><span style="color: #000000">Dopo la grande onda dello Tsunami, mentre l&#39;orizzonte del pianeta in bilico si oscura nella preparazione di nuove guerre, la festa dei ciliegi in fiore in Giappone ci ricorda di come la vita sia effimera e preziosa, da condividere passando il tempo in compagnia delle persone che si amano, mangiando e bevendo t&eacute; o sak&eacute;. Contemplare cos&igrave; la bellezza della fioritura dell&#39;albero di ciliegio &egrave; un anticipo di Risurrezione. </span></p>
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		<title>TSUNAMI</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 10:53:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L&#39;URLO DELLA NATURA Hokusai (葛飾北斎; Edo, 1760 &#8211; 10 maggio 1849)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 16px"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">&nbsp; <span style="color: #000000">L&#39;URLO DELLA NATURA</span></p>
<p><img height="517" src="http://www.dietrolequinteonline.it/wp-content/uploads/2010/11/The-Great-Wave-off-Kanagawa-1829-1832-di-Katsushika-Hokusai.jpg" style="width: 590px; height: 442px" width="750" /><br />
<span style="font-size: 12px"><em sb_id="ms__id92">Hokusai</em> (葛飾北斎; Edo, 1760 &ndash; 10 maggio 1849) </span></span></span></p>
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		<title>Cammini</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 10:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Interruzione momentanea per vacanza, vacuit&#224;, viaggio verso il reale della naturaAlle sorgenti di El Awina ( Marocco) Argania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000"><span style="font-size: 16px"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif">Interruzione momentanea per vacanza, vacuit&agrave;, viaggio verso il reale della natura</span></span></span><br /><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=1182651&amp;id=1640354175" id="myphotolink"><br /><img height="540" id="myphoto" seq="5" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs008.snc4/33740_1508906616199_1640354175_1182663_7855133_n.jpg" style="width: 525px; height: 353px" width="720" /></a><br /><span style="color: #000"><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif">Alle sorgenti di El Awina ( Marocco)</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=1182651&amp;id=1640354175" id="myphotolink"><img height="540" id="myphoto" seq="12" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs008.snc4/33740_1508906576198_1640354175_1182662_5842030_n.jpg" style="width: 580px; height: 531px" width="720" /></a><br />Argania</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=1182651&amp;id=1640354175" id="myphotolink"><img height="540" id="myphoto" seq="19" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs008.ash2/33740_1508906536197_1640354175_1182661_8237663_n.jpg" style="width: 484px; height: 335px" width="720" /></a></span></span></span></p>
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		<title>Lucciole</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 10:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;LUCCIOLE I giapponesi sono affascinati dalle lucciole che come &#160;la magia del buio, l&#8217;incanto della notte e il mistero della natura, hanno un posto nel loro immaginario. Lamentando il degrado nostro e della natura, nel 1975 Pier Paolo Pasolini utilizz&#242; &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=658">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<span style="color: #000"><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 14pt">LUCCIOLE</span></span></span><br /><img src="http://3.bp.blogspot.com/_z9l3jn9E4PM/TDgP1oCyTcI/AAAAAAAAAaI/1P52hoijeOs/s1600/Capture+d%E2%80%99%C3%A9cran+2010-07-08+%C3%A0+11.26.31.jpg" /></p>
<p><span style="color: #000"><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif">I giapponesi sono affascinati dalle lucciole che come &nbsp;la magia del buio, l&rsquo;incanto della notte e il mistero della natura, hanno un posto nel loro immaginario. Lamentando il degrado nostro e della natura, nel 1975 Pier Paolo Pasolini utilizz&ograve; l&acute;immagine della scomparsa delle lucciole come metafora del degrado di un mondo religioso e contadino e riteneva le lucciole &laquo;un ricordo, abbastanza straziante, del passato&raquo;. Non a caso per i giapponesi, cos&igrave; come anche per i cinesi, le lucciole rappresentavano le anime dei morti. Nonostante l&rsquo;ascesa sfolgorante delle luci abbaglianti ed evanescenti dell&rsquo;omologazione culturale della modernit&agrave;, al mondo resiste ancora qualche lucciola. Solo che bisogna andarle a cercare lontano dai riflettori e dalla citt&agrave;, nella notte, dove ancora sopravvivono &nbsp;e si amano &nbsp;le lucciole &ndash; splendide nell&rsquo;immaginazione. </span></span></span></p>
<p style="text-align: center">
	<span style="color: #000"><img src="http://www.itis-molinari.eu/studenti/progetti/binformatica/lucciole.jpg" /><br /><em><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 10pt">Eishosai </span></span></em><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 10pt"><em>Ch&ocirc;ki </em>(active 1760s &#8211; early 1800s)</span></span><br /><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 10pt">The Trustees of the British Museum</span></span></span><br />&nbsp;</p>
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		<title>Il progetto Ground Zero e il Cavallo di Troia</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 20:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[circus islamicus]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;IL PROGETTO GROUND ZEROE IL CAVALLO DI TROIA Il progetto di costruire un centro islamico a Ground Zero, &#160;nel &#160;luogo dove&#160; &#232; stato compiuto il pi&#249; grande massacro di civili della storia americana &#160;continua a fare discutere l&#39;America e la &#8230; <a href="http://www.giannidemartino.it/?p=657">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<span style="color: #000"><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 14pt">IL PROGETTO GROUND ZERO</span></span><br /><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 14pt">E IL CAVALLO DI TROIA</span></span></span></p>
<p><img src="http://urdals.blog.kataweb.it/files/2008/09/11-settembre-2001.jpg" /></p>
<p><span style="color: #000"><span style="font-size: 16px"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif">Il progetto di costruire un centro islamico a Ground Zero, &nbsp;nel &nbsp;luogo dove&nbsp; &egrave; stato compiuto il pi&ugrave; grande massacro di civili della storia americana &nbsp;continua a fare discutere l&#39;America e la comunit&agrave; internazionale. Ci si chiede perch&eacute; mai, con tanto spazio che c&rsquo;&amp;egrave; in America, si vuole costruire uno dei pi&ugrave; grandi centri islamici del mondo &nbsp;proprio l&igrave;&amp;nbsp;?</p>
<p>Alla vista del magnifico progetto, le opinioni sono assai contrastanti. I partigiani del progetto voluto da Feisal Abdul Rauf, imam della Grande Mela e promotore dell&rsquo;iniziativa, <span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">tramite l&rsquo;associazione <a href="http://www.cordobainitiative.org/">Cordoba initiative</a> , </span></span>sostengono che la &quot;Casa Cordoba&quot; &nbsp;- in onore della citt&agrave; capitale dal 756 al 1031 della conquista araba della penisola iberica &#8211; &nbsp;aiuter&amp;agrave; a superare i pregiudizi di cui, dal giorno degli attacchi &quot;in nome dell&#39;islam&amp;quot; contro le torri gemelle, costati la vita a circa tremila persone, continua a soffrire la comunit&agrave; musulmana della citt&agrave;. Che naturalmente non ha nulla a che fare con l&rsquo;isl&amp;agrave;m estremo e con al Qaeda, e che per&ograve; in chiave autoassolutoria vuole fare questo dono alla citt&agrave; di New York.</p>
<p>&quot;Casa Cordoba&quot;, piazzata nell&rsquo;edificio che un tempo ospitava i grandi magazzini Burlington Coat Factory danneggiati &nbsp;l&amp;rsquo;11 settembre 2001 in nome dell&rsquo;islam estremo, &nbsp;non evoca forse &nbsp;fin dal nome l&rsquo;illuminato e pacifico Emirato-Califfato della dinastia degli Omayyadi nella penisola iberica&nbsp;? &nbsp;Quando non sconfina con il revanscismo, &nbsp;la dolce e nostalgica evocazione &nbsp;del nome di Cordoba si confonde con il racconto o mito orientalista della splendida Andalusia perduta e rimanda al bel sogno di un islam &nbsp;conviale, accogliente e multiculturale, pacifico &nbsp;e dialogante. Insomma, un islam po&rsquo; diverso dall&rsquo;islam attuale, scisso in vari islam in lotta fra loro e apparentemente in pieno marasma&nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="color: black"><span style="font-size: 12pt">sociale, culturale, spirituale nella maggior parte delle societ&agrave; in cui predomina un modello di potere islamico.</span></span></span></p>
<p><strong>Nonostante il 70% dei cittadini statunitensi sia contrario</strong>, nonostante le proteste dei&nbsp;parenti delle vittime dell&#39;11/09<strong>, </strong>Hussein Barak Obama si &egrave; dichiarato subito entusiasta del progetto dell&#39;imam &nbsp;Feisal Abdul Rauf. Ansioso di tendere la mano in un gesto di pace universale alle vittime designate dell&rsquo;esclusione e delle demagogie xenofobe, se non dell&rsquo;&amp;quot;islamofobia&amp;quot;, ha detto che, <em>in principio</em>, si pu&ograve; fare, perch&eacute; la costituzione del 1789 garantisce a tutti la libert&agrave; di culto ( &laquo;&amp;nbsp;&amp;quot;Questa &egrave; l&#39;America, qui c&#39;&amp;egrave; libert&agrave; di religione. La causa di al Qaeda non &egrave; l&#39;Islam&amp;quot; ).&nbsp;&amp;nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">Facendo eco a Barak Obama si schiera anche Mahmoud al- Zahar , leader di Hamas a Gaza, che parlando oggi &nbsp;a </span></span><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">WABC Radio d&agrave; anche lui una lezione di libert&agrave; religiosa agli Americani e si esprime a favore </span></span>&nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">di </span></span><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">un centro islamico e una moschea&nbsp; vicino a Ground Zero, dove sembra ansioso di organizzarvi pellegrinaggi, perch&eacute; &laquo;&amp;nbsp;I musulmani devono costruire moschee ovunque in modo che i fedeli possano pregare.&nbsp;&amp;raquo; Un sostegno abbastanza imbarazzante per Obama e per &laquo;&amp;nbsp;Casa Cordoba&nbsp;&amp;raquo;, dal momento che negli Stati Uniti e in Canada&nbsp; Hamas &egrave; considerata una &quot;organizzazione terrorista &quot;.</span></span></p>
<p>Gli oppositori del progetto ritengono invece che un grande centro islamico a New York pu&ograve; anche andar bene, ma che realizzarlo proprio a Ground Zero sia un insulto alla memoria delle vittime, oltre che un ulteriore passo verso la sottomissione all&rsquo;ideologia delle vittime del vittimismo islamico organizzato, se non all&rsquo;arroganza &nbsp;dei promotori dell&rsquo;iniziativa. &nbsp;</p>
<p>Contro il progetto, finanziato dai sauditi, non ci sono soltanto noti critici dell&rsquo;islamismo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="color: black"><span style="font-size: 12pt">Contrario &egrave; anche &nbsp;Zuhdi Jasser ,&nbsp; musulmano e presidente e fondatore dell&rsquo; </span></span></span><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="color: #666666"><span style="font-size: 12pt"><a href="http://www.aifdemocracy.org/">American Islamic Forum For Democracy: </a></span></span></span><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">&laquo;&amp;nbsp;Non si tratta di libert&agrave; religiosa, ma di comprendere l&rsquo;importanza che il sito del World Trade Center ha sulla psiche del popolo americano&nbsp;&amp;raquo;, scrive Jasser. E osserva&nbsp;: &laquo;&amp;nbsp;L&amp;rsquo;imam Faisal Rauf non condivide la violenza islamista, ma sembra condividere l&rsquo;idea &nbsp;che le strutture islamiche siano politiche e che anche a Ground Zero si dovrebbe guardare attraverso la lente dell&rsquo;islam politico&nbsp;&amp;raquo;. </span></span></p>
<p>Anche alcuni docenti dell&rsquo;Universit&amp;agrave; islamica di &nbsp;al-Azhar hanno espresso la loro opposizione alla costruzione di &nbsp;&amp;quot;Casa Cordoba&quot; &nbsp;vicino a Ground Zero, perch&eacute; cos&igrave; facendo temono che si potrebbe collegare &nbsp;l&amp;rsquo;islam&amp;nbsp; all&rsquo;attacco terroristico dell&rsquo;11 settembre &ndash; e cio&egrave; a una tragedia che Al-Muti Bayumi ed altri illuminati di al-Azhar affermano essere stato &nbsp;opera di un complotto sionista. La tesi complottista sostiene, assurdamente, che gli americani, con l&rsquo;aiuto dei sionisti, si siano gettate gi&ugrave; le torri e un pezzo di Pentagono&nbsp; per mettere l&rsquo;islam in cattiva luce, umiliare i musulmani e andarsi a prendere il loro petrolio, l&rsquo;oro nero, prima in Irak e poi in Afghanistan<em>, </em>ecc<em>. </em></p>
<p>&nbsp;Per motivi diversi dal desiderio di raccontare un islam&nbsp; assolutamente innocente, numerosi intellettuali, giornalisti e studiosi musulmani&nbsp;sono contro il progetto . Fra i pi&ugrave; noti, il professor Akbar Ahmed, cattedra Ibn Khaldun all&rsquo;Universit&amp;agrave; americana di Washington e firmatario della fatidica &ldquo;lettera dei 138&rdquo; saggi islamici a Benedetto XVI. &ldquo;La leadership musulmana non ha compreso l&rsquo;impatto dell&rsquo;11 settembre sull&rsquo;America&amp;rdquo;, dice Ahmed. &ldquo;Pensano che gli americani l&rsquo;abbiano dimenticato e perdonato. Ma le ferite sono aperte e costruire una casa di preghiera l&igrave; sarebbe come gettare sale sulle ferite&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">Come ironizza il comico &nbsp;<span style="color: #5ea9ec"><a href="http://videosift.com/video/Jon-Stewart-on-the-Ground-Zero-Mosque">Jon Stewart</a></span><strong><span style="color: #5ea9ec">&nbsp;</span></strong></span>su Obama e la moschea a Ground Zero: &ldquo;<em>Yes, we can</em>. Ma dovremmo?&rdquo;&amp;rdquo;Vi ricordate il suo slogan elettorale: &lsquo;<em>Yes we can&rsquo; </em>(S&igrave;, possiamo). Ora bisogna aggiungere &lsquo;<em>But should we?</em>&rsquo; (Dovremmo proprio?). Chiss&agrave; poi se &egrave; la cosa giusta? Ne siamo sicuri?&rdquo;.</span></p>
<p>I saggisti musulmani Raheel Raza e Tarek Fatah del &nbsp;Muslim Canadian Congress, hanno entrambi lanciato un appello&nbsp;: &ldquo;Non &egrave; sensibile costruire un luogo di preghiera islamica esclusiva nel luogo in cui dei musulmani hanno ucciso migliaia di newyorkesi. E&rsquo; come consentire una chiesa serbo- ortodossa a Srebrenica, dove furono uccisi ottomila uomini e ragazzi musulmani&rdquo;. I due autori sostengono che i promotori del progetto &ldquo;avrebbero potuto proporre a un memoriale dell&rsquo;11 settembre la denuncia del jihad, ma non lo hanno fatto&rdquo;. Altrettanto critico &nbsp;&amp;egrave; il giornalista bengalese Salah Uddin Shoaib Choudhury, che parla del progetto di costruire uno dei pi&ugrave; grandi centri islamici del mondo proprio a Ground Zero &nbsp;&amp;nbsp;come di una &ldquo;conquista &nbsp;del suprematismo islamico&rdquo;.&amp;nbsp;<span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">Ovvero, con le parole del poeta tunisino Basset ben Hassan, &laquo;&amp;nbsp;la menzogna conquistatrice&nbsp;&amp;raquo;&amp;nbsp;: quella che si &laquo;&amp;nbsp;arrampica nella nudit&agrave; delle anime ed edifica i suoi paradisi&nbsp;&amp;raquo; ( in <em>&lsquo; Ab&rsquo;ad min al &#8211; </em></span></span><em><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">adh&icirc;dh </span></span></em><span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="font-size: 12pt">&ndash; Pi&ugrave; lontano del disastro). </span></span></p>
<p>Sul Washington Post Neda Bolourchi, la cui madre musulmana era sul volo United Flight 175 che si &egrave; schiantato contro il World Trade Center, ha intanto pubblicato il commento pi&ugrave; realistico contro il progetto di Ground Zero. &ldquo;Non ho una tomba da visitare o un luogo in cui portare i fiori gialli preferiti da mia madre, tutto quello che ho &egrave; Ground Zero. Temo che la costruzione della moschea al World Trade Center diventer&agrave; un simbolo della vittoria dei musulmani militanti e coltiver&agrave; una visione fondamentalista della fede islamica. Non mi vergogno della mia fede, ma ai sostenitori della moschea dico: costruite il vostro monumento ideologico da qualunque altra parte, ma non sulla tomba di mia madre. Lasciatela riposare in pace&rdquo;.</p>
<p>Insomma &ndash; tra passato, memoria e politica obamiana dell&rsquo; <span style="font-family: arial,sans-serif"><span style="color: #222222"><span style="font-size: 12pt">&quot;appeasement&amp;quot;</span></span></span>&amp;ndash; il dono che&nbsp;l&amp;#39;imam Feisal Abdul Rauf&nbsp; e gli altri ideologi dell&rsquo;islam politico, ma non-jihadista,&nbsp; vorrebbero fare alla citt&agrave; di New York&nbsp; sembra una specie di mela avvelenata, se non un &nbsp;cavallo di Troia.&nbsp;<br />&nbsp;</span></span></span><br /><span style="font-size: 16px"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="color: #000"><object height="385" width="480"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/drqKc-6RkbY?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" height="385" src="http://www.youtube.com/v/drqKc-6RkbY?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="480"></embed></object><br /><span style="font-size: 14px">Luciano De Crescenzo&nbsp; presenta, col suo stile brillante, il racconto del Cavallo di Troia.</span></span></span></span></p>
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