Hotel Oasis – Recensioni

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“Un bel romanzo sulla sessualità araba e sulle motivazioni di un occidentale nell’accostarsi al feticcio nordafricano.” 

Pier Vittorio Tondelli
Rockstar

“Un certo modo di vivere l’Africa, l’amore e la sessualità: è dritto, schietto e robusto, di facile e irresistibile lettura.” 

Gabriella Ziani
Tuttolibri

“Tra i pochi narratori veri.” 

Giuseppe Pontiggia

“… un punto a favore di De Martino, ne conferma le qualità di romanzo-saggio, che affronta con buon esito narrativo e diretta efficacia espressiva un argomento troppo spesso trattato con improprio lirismo e superflua spavalderia.” 

Alberto Moravia
Corriere della Sera

” … L’abilità dell’autore è proprio nella sua ambiguità di giocoliere della lingua, della parola.”

Corrado Augias
Panorama

HOTEL OASIS – Autore: Gianni De Martino Ed.:Zoe. Pupillo di Pier Vittorio Tondelli, elogiato da Alberto Moravia, Carmen Covito, (Giuseppe Pontiggia dirà che è uno dei pochi narratori veri) e tanti altri in introduzione …Il protagonista cambiando il nome di una località del nordafrica si accorgerà che i costumi “bisessuali arabi” non erano così diversi dei riti gay e dei codici eterosessuali europei ai quali lui, come viaggiatore cercava di sfuggire. Lascerà la moglie, complice dei suoi mènage a troi, e si butterà a capofitto nel piacere carnale di una società diversa rivelando segreti che tali dovrebbero rimanere nella civiltà arabo-islamica. – Paolo Di Stefano >Corriere della Sera > Forum > Leggere e scrivere.

Z.F. – Qantara

“Gianni De Martino, qui mêle la rêverie au style direct et cru, s’appuie sur l’ethnographie. Analysant les mots et les comportements, il propose une étude du langage érotique et du comportement sexuel dans la culture arabo-musulmane.” ( Z. F. , “Qantara – Le Magazine de l’Institut du monde arabe” n°68 • Paris, 2008).

MOUSE TO MOUSE

(…) Reperto ardente di problematiche “non riconciliate” legate agli anni settanta e alle esperienze della controcultura, il romanzo-saggio di Gianni de Martino colpisce per la continua volontà di mettersi in discussione, pagina dopo pagina, esprimendo una scrittura ora sognante, ora crudamente e dettagliatamente realistica, ora da pamphlet etnografico, ora sorprendentemente inarcata nella sublimità del discorso mistico, nelle avvisaglie, scrive l’autore, delle “prime benedizioni di una lingua angelica”.

Pier Vittorio Tondelli -1988

 

I SILENZI DI KEBIRA

La ricerca etnografica sul campo attraversa una specie di mutazione che la porta su strade soggettiviste radicali: etnografi come David Hayano, proveniente dal mondo del gioco d’azzardo (Poker Face, Berkeley 1982), Carlos Castaneda con il suo primo libro del 1979 dedicato all’insegnamento ricevuto da uno stregone yaqui che lui chiama Don Juan, Tobias Schenebaum, pittore di professione ( come il Peter di Hotel Oasis) che finisce con il diventare etnografo della tribù degli Akarama ( Sono stato un cannibale, Milano, Longanesi 1978), e Susan Krieger, attivista di una comunità femminista (The Mirror Dance, Philadelphia 1983), sono tra i principali autori che si possono citare per illustrare la tendenza radicale della nuova etnografia . A differenza degli anacoreti della scienza che non utilizzano il proprio corpo e le proprie emozioni come strumento di ricerca, con la nuova etnografia si produce un sensibile spostamento: invece di verificare delle ipotesi da dimostrare o respingere con esperimenti, si parte dall’esperienza vissuta per elaborare delle ipotesi.

 

Hotel Oasis illustra questo rovesciamento e lo evidenzia fin dalle prime pagine con il racconto di una rottura esistenziale e una brusca entrata sul campo, Kebira, con il suo erotismo segreto. Anche in quest’opera l’esistenza serve da trampolino di lancio a uno studio etnografico che costituisce in questo etnoromanzo il momento della riflessione.

 

Si tratta dell’attraversamento della cultura di una società arabo-islamica con i suoi riti sessuali e le sue convenzioni non meno obbliganti dei riti e dei codici europei ai quali il viaggiatore cerca di sfuggire (…). Peter non è partito per Kebira per condurre un’inchiesta etnografica sulle pratiche sessuali locali: è partito per viaggiare, o come si legge nel romanzo, per vivere: ” Volevamo solo vivere, non conoscevamo sogno più bello e più crudele di questo”. Ma nel corso del viaggio si confronta con la realtà di una dissociazione più intensa che altrove tra le pratiche sessuali e i discorsi. Emerge così una società in cui la denegazione della vita sessuale reale è sistematica. Ufficialmente all’ Hotel Oasis l’amore dei ragazzi e la bisessualità dei maschi non esiste, ma – come accade anche con la canapa indiana, invisibile e quindi “inesistente” per chi non la cerca – se cerchi ti accorgi che l’omosessualità è ovunque: non concentrata in una minoranza sociale e visibile in luoghi specializzati come in Occidente, ma diffusa e sommersa in tutta la società. E’ questa la rivelazione fondamentale tanto del racconto di De Martino che dei saggi di etnometodologia maghrebina inseriti in Hotel Oasis.

L’etnografia è già nelle pratiche reali prima che nelle riflessioni e la teorizzazione. Non si tratta, mi pare, di legittimare ideologicamente pratiche non assunte come avrebbe fatto André Gide utilizzando Nietzsche per giustificare gli amori omosessuali del protagonista de L’Immoraliste. L’etnografia a cui approda De Martino è infatti parte integrante di una più generale strategia di sopravvivenza e si articola tra la vita e la riflessione.

Georges Lapassade – 1988

 

SCRIVERE D’AMORE DA UOMO A UOMO

(…) Una forse non del tutto casuale somiglianza tra Hotel Oasis e L’Immoralista di André Gide mi ha fatto rileggere quest’ultimo libro. Le somiglianze sono forse solo apparenti, ma sono molte. Peter, il protagonista di De Martino, va in Marocco con la moglie Matilde, come l’eroe di Gide va in Tunisia con la moglie Marceline. Il protagonista di Gide è un intellettuale; Peter, un pittore.

Nell’Immoralista, l’esperienza omosessuale viene giustificata con l’ideologia nicciana; in Hotel Oasis, con l’etnologia. Alla fine, la moglie di De Martino, se ne va; quella di Gide, muore. Ma le due mogli hanno in comune, di contro alla “diversità” dei mariti, il richiamo alla normalità: quella libertina in Matilde, quella religiosa in Marceline.

I due libri vanno accostati anche perché, consapevoli della difficoltà dell’argomento, nonché della propria interna resistenza, ambedue gli scrittori si sono studiati di frenare i sentimenti con una “bella” scrittura: quella di De Martino, secondo le giuste parole di Pier Vittorio Tondelli, “ora sognante, ora crudamente e dettagliatamente realistica e ora da pamphlet etnografico”; quella di Gide, elegante, levigata, di piglio classico, accademico. La diversità di stile si accompagna con una diversità di visione: franca e in qualche modo ingenua nella sua provocazione dissacratoria in De Martino; insincera fino ad un”ipocrisia sorniona in Gide (…).

Diciamo subito che l’impressione più negativa la fa Gide. L’ipocrisia di specie protestante e borghese rende oggi L’immoralista penosamente datato e, al limite, ripugnante. Vien fatto di esclamare quasi ad ogni pagina: “Quante storie per un soggiorno in Tunisia e un ragazzo arabo!” Quante storie, cioè, addirittura la morte della moglie dell’immoralista, minata, si direbbe, nella salute dalla sua fedeltà ai cosiddetti “principi”! Ma anche De Martino fallisce là dove si illude attraverso l’etnologia di inserire l’omosessualità nel contesto della civiltà arabo-islamica. In realtà, Peter fa dell’esotismo erotico come la moglie Matilde. Nonostante la sua riflessione etnologica, egli rimane esterno alla civiltà arabo-islamica esattamente come un arabo che vive a Parigi resta estraneo alla civiltà cristiano-occidentale.

Ma il fatto che Hotel Oasis ci abbia indotti a rileggere il vecchio libro di Gide è un punto a favore di De Martino, ne conferma le qualità di romanzo-saggio, che affronta con buon esito narrativo e diretta efficacia espressiva un argomento troppo spesso trattato con improprio lirismo e superflua spavalderia.

Alberto Moravia – 1988

 

CHE ALTRO C’E’ DA LEGGERE

 

E’ sulla struttura e sulla lingua che De Martino, giornalista e saggista, gioca le sue carte più consistenti. Il romanzo è infatti un impasto di narrazione e saggismo così come un misto di differenti livelli linguistici: ora sognanti, decisamente lirici, ora crudemente realistici o gelidamente referenziali. Si tratta di un romanzo sperimentale? Non c’è risposta a questa domanda poiché l’abilità dell’autore è proprio nella sua abilità di giocoliere della lingua, della parola.

Corrado Augias -1988

IL RAGAZZO DEL MAROCCO

Gianni De Martino trasfonde in questa prova narrativa una lunga esperienza di viaggi fra culture “altre” e ricerche etnologiche “sul campo”. Negli anni Sessanta De Martino è stato uno dei primi esponenti del movimento psichedelico italiano, capo-redattore di “Mondo Beat”, drop-out per anni tra il Marocco e Parigi, ma ce lo ricordiamo già allora attento ad analizzare con l’occhio dello studioso quegli stessi fenomeni che stava attraversando; poi cominciò a collaborare con interventi saggistici ad “Alfabeta” e numerose testate della cosiddetta controcultura, da “L’erba voglio” di Elvio Fachinelli alla rivista di psicoanalisi “Il piccolo Hans”, frequentando di preferenza territori di frontiera tra psicologia, letteratura ed etnologia. L’approdo narrativo era quasi inevitabile, e il risultato è un romanzo al tempo stesso scaltro e coinvolgente.

Hotel Oasis comincia con un matrimonio (…). La coppia è aperta, tanto aperta che di più non si può: la sera delle nozze Matilde, compiacente e complice, fa trovare allo sposo nel letto coniugale il suo testimone diciottenne, e si va avanti così beatamente fra allegre trasgressioni, fino a quando Matilde comincia ad accusare strani sintomi di pentitismo, ad avvertire voglia di famiglia, a restringere il cerchio degli amori condivisi cercando d’intrappolare l’unico uomo che le interessa, Peter. E Peter scappa, inseguendo il fantasma di un amore-miraggio che lo riporta al tempo e allo spazio di un’adolescenza perenne, libera dai vincoli del mettere radici. Il miraggio si chiama Aliwa, è un amico conosciuto e amato negli anni che Peter ha trascorso a Kebira, nell’Africa mediterranea: cercandolo nelle stradine della medina e nei corpi di altri ragazzi arabi, Peter compirà un altro viaggio, che non è più il viaggio autistico e mentale dei “figli dei fiori”, ma è un autentico attraversamento della cultura e della società arabo-islamica, con i suoi riti e le sue convenzioni non meno obbliganti dei riti e delle convenzioni europee alle quali il viaggiatore si è illuso di sfuggire.

Hotel Oasis diventa qui un romanzo-saggio, un insolito reportage etnografico che indaga dall’interno la realtà dei ruoli sessuali e delle norme sociali nella cultura dei paesi arabi, ne espone tutti i codici, fuori da ogni mitizzazione. E’ certamente questa la parte più interessante del romanzo di De Martino, quella più sorprendente e nuova: ma non soltanto per i contenuti. Gli inserti saggistici infatti sono abilmente inseriti nella narrazione, sia che vengano dati come brani di diario o come disquisizioni teoriche di un personaggio-etnologo ( il professor Labalu, tipo di pazzerella che è senza dubbio un personaggio a chiave, ispirato a noti studiosi francesi), sia che il comportamento analizzato prenda corpo in uno dei personaggi che intrecciano la loro storia con quella del protagonista.

Insieme alla sapienza della costruzione, Hotel Oasis ha il pregio di una scrittura scorrevole, ma di buon livello, che non esita ad alternare i registri per seguire le discontinuità psicologiche della voce narrante (…).

Se Kebira è un paese immaginario che riassume le caratteristiche reali di Marocco, Tunisia ed altre mete privilegiate dall’esotismo alternativo di casa nostra, il diabolico e candido Peter che ce le fa percorrere tra “barcollanti felicità” e spietate sedute di autocoscienza diventa una efficace epitome di tutta una generazione di outsiders che potranno qui riconoscersi senza fatica, e con parecchio divertimento.

Carmen Covito – 1988

 

 

Dalla stampa:

 

“Un bel romanzo sulla sessualità araba e sulle motivazioni di un occidentale nell’accostarsi al feticcio nordafricano.”

Pier Vittorio Tondelli
Rockstar

 

“Un certo modo di vivere l’Africa, l’amore e la sessualità: è dritto, schietto e robusto, di facile e irresistibile lettura.”

Gabriella Ziani
Tuttolibri

 

“Tra  pochi narratori veri.”

Giuseppe Pontiggia

 

“… un punto a favore di De Martino, ne conferma le qualità di romanzo-saggio, che affronta con buon esito narrativo e diretta efficacia espressiva un argomento troppo spesso trattato con improprio lirismo e superflua spavalderia.”

Alberto Moravia
Corriere della Sera

 

” … L’abilità dell’autore è proprio nella sua ambiguità di giocoliere della lingua, della parola.”

Corrado Augias
Panorama

 

HOTEL OASIS – Autore: Gianni De Martino Ed.:Zoe. Pupillo di Pier Vittorio Tondelli, elogiato da Alberto Moravia, Carmen Covito, (Giuseppe Pontiggia dirà che è uno dei pochi narratori veri) e tanti altri in introduzione …Il protagonista cambiando il nome di una località del nordafrica si accorgerà che i costumi “bisessuali arabi” non erano così diversi dei riti gay e dei codici eterosessuali europei ai quali lui, come viaggiatore cercava di sfuggire. Lascerà la moglie, complice dei suoi mènage a troi, e si butterà a capofitto nel piacere carnale di una società diversa rivelando segreti che tali dovrebbero rimanere nella civiltà arabo-islamica. – Paolo Di Stefano >Corriere della Sera > Forum > Leggere e scrivere.

 

“Un bel romanzo sulla sessualità araba e sulle motivazioni di un occidentale nell’accostarsi al feticcio nordafricano.”

PIER VITTORIO TONDELLI

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