VIAGGI E PROFUMI

 È nuovamente disponibile

Viaggi e profumi. Alla scoperta degli aromi del mondo naturale nei paesi delle essenze, AnimaMundi edizioni, in libreria il 12 Agosto 2022.

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“Tutti i grandi nasi viaggiano per il mondo alla ricerca di nuove idee, d’impressioni e d’immagine olfattive. Viaggiano anche per trovare le migliori basi naturali, gli ingredienti di ottima qualità per creare ‘le jus’. Questo legame così intenso viene approfondito nel libro “Viaggi e profumi” di Gianni De Martino e Luigi Cristiano , un libro che ripercorre la mappa geografica: dalla desertica vallata del Dadès all’umida foresta messicana; dai cieli azzurri della macchia mediterranea alle strade notturne di Istanbul; dalla V Avenue, cuore pulsante di New York, alle Medine delle citta arabe. Così apprendiamo che Jean Paul Guerlain compra solo il bergamotto in Calabria, il sandalo e la tuberosa in India. Serge Lutens, invece, è fortemente legato al Marocco, vive a Marrakech da oltre 30 anni, e nei suoi profumi fa sempre risaltare le materie secche, i legni come il sandalo, il cedro, l’oud, ‘la nobiltà della profumeria’ come la chiama lui. Edmond Roudnitska, uno dei più grandi profumieri, a lui si deve la creazione di Eau Sauvage che ha segnato una svolta nella profumeria maschile orientata verso le Eaux Fraîches, era molto legato a Grasse, la città dei fiori per eccellenza”. (Monica Melotti, VOGUE)

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Visioni di luce

 

Primo esperimento nella creazione di NFT psichedelici.
Acquistabili per un 1 Tezos (circa 4 euro) a questo indirizzo: https://objkt.com/explore/tokens/1?tags=visionsoflight (bisogna avere un wallet Tezos per collezionarli).

Esempio

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Una volta vivevo a Milano

“Una volta abitavo a Milano” di Gianni De Martino,in: AA.VV., Esecranda La VI, nuova antologia horror weird derivante dal concorso Esecranda indetto ed edito dal sito Esescifi, 5 gen 2022.

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L’edizione è corredata da 20 illustrazioni curate da Lellinux già autore della cover

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Gianni De Martino in un ritratto di Gianni Berengo Gardin

(da “Village” n. 4-5, Luglio 1996)

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RICORDANDO PIER VITTORIO TONDELLI

RICORDANDO PIER VITTORIO TONDELLI

tondelli libro fb

A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli ( il 16 dicembre del 1991 ), oltre alla proiezione alla Festa del Cinema di Roma dell’anteprima di “Ciao, libertini! Gli anni Ottanta secondo Pier Vittorio Tondelli”, docufilm di Stefano Pistolini, prodotto da Sky Arte, a rendere omaggio a un personaggio che è stato voce narrante della storia dei nostri anni elettrici, arriva sugli scaffali Viaggiatore solitario.

Molto ben curato e documentato da Fulvio Panzeri per Bompiani, il libro raccoglie per la prima volta le più importanti interviste rilasciate dallo scrittore emiliano nel decennio tra il 1980 e il 1990. Sono più di ottanta interviste che, pagina dopo pagina, ci mettono davanti a molte “solite domande” e tante risposte, definite da Valentina Desalvo del Venerdì di Repubblica, “educatamente eversive”.

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Vi ritrovo anche due mie interviste fresche come pisellini appena scongelati: “Fuori dai coglioni di tutti”, la traduzione di una intervista realizzata per il mensile francese Gai Hebdo Pied ( 280-281, 1 agosto 1987 ) in occasione dell’uscita del romanzo “Altri libertini” in Francia, e “Solitudine allo specchio” (il Mattino, 26 maggio 1989).

Impossibile non ricordare che con quella conversazione del 1987, avvenuta nella sua casa di Milano, in via delle Abbadesse, dove si era appena trasferito da Bologna, iniziava un’amicizia e una collaborazione con Pier, che mi avrebbe portato a chiamarlo scherzosamente O’ Munacone ( perché era molto alto, e mi sembrava entrato in letteratura come si entra in convento, per intima vocazione e attesa della Grazia), a dirgli inoltre che lo consideravo un emulo di Francesco Petrarca, nella linea petrarchesca della Letteratura Italiana e – dopo numerose conversazioni, serate in discoteca e un paio di viaggi in comune e tanti elogi detti familiarmente leccate o violinate – a pubblicare finalmente l’anno dopo, nel 1988, nella collana Mouse to Mouse, diretta da Tondelli per l’editore Mondadori, il romanzo Hotel Oasis.

 

1 h o  3 H O

“Una forse non del tutto casuale somiglianza tra Hotel Oasis e L’immoralista di André Gide mi ha fatto rileggere quest’ultimo libro. Le somiglianze sono forse solo apparenti ma sono molte. Peter, il protagonista di De Martino, va in Marocco con la moglie Matilde, come l’eroe di Gide va in Tunisia con la moglie Marceline. Il protagonista di Gide è un intellettuale; Peter un pittore.
Nell’immoralista, l’esperienza omosessuale viene giustificata con l’ideologia nicciana; in Hotel Oasis con l’etnologia. Alla fine la moglie di De Martino se ne va; quella di Gide, muore. Ma le due mogli hanno in comune, di contro alla “diversità” dei mariti, il richiamo alla normalità, quella libertina in Matilda, quella religiosa in Marceline.
I due libri vanno accostati anche perché, consapevoli della difficoltà dell’argomento, nonché della propria interna resistenza, ambedue gli scrittori si sono studiati di frenare i sentimenti con una “bella” scrittura quella di De Martino, secondo le stesse giuste parole di Pier Vittorio Tondelli, “ora sognante, ora crudamente realistica e ora da pamphlet etnografico”; quella di Gide, elegante, levigata, di piglio classico, accademico.
La diversità degli stili si accompagna con una diversità di visione: franca e in qualche modo ingenua nella sua provocazione dissacratoria in De Martino; insincera fino ad una ipocrisia sorniona in Gide. Sono due atteggiamenti opposti che testimoniano ancora una volta la difficoltà oggettiva dell’argomento. [… ]
Diciamo subito che l’impressione più negativa la fa Gide. L’ipocrisia di specie protestante e borghese rende oggi L’immoralista penosamente datato. Viene fatto di esclamare quasi ad ogni pagina: “Quante storie per un soggiorno in Tunisia e un ragazzo arabo!”. Addirittura la morte della moglie dell’immoralista, minata, si direbbe, nella salute dalla sua fedeltà ai cosiddetti “principi”! [… ]
Ma il fatto che Hotel Oasis ci abbia indotti a rileggere il vecchio libro di Gide, è un punto a favore di De Martino, ne conferma la qualità di romanzo-saggio, che affronta con buon esito narrativo e diretta efficacia espressiva un argomento troppo spesso trattato con improprio lirismo e superflua spavalderia”. [Alberto Moravia, Diario Europeo, Bompiani, 2003, pp. 205-207 ]

 

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«Questo tuo libro mi ha lavorato dentro », diceva Tondelli. E intanto, inaspettati e inizialmente non visti, vennero i tempi dell’AIDS; un virus che avvelenava i piaceri dell’amore. Fu quando amici, compagni e conoscenti cominciarono a morire come mosche; i nostri taccuini si riempivano di piccole croci: sembravano cimiteri tascabili e Pier appariva sempre più enigmatico e malinconico.

Le interviste sono uno specchio, non tutte ovviamente, della straordinaria capacità di Tondelli di ribaltare ogni volta il gioco. E il dialogo con Fulvio Panzeri, pubblicato con il titolo “Il mestiere di scrittore”, che completa le molte interviste, è una testimonianza corretta dall’autore stesso prima della morte e copre tutto l’arco della sua esperienza letteraria incentrata sul viaggio, la meditazione sul tempo e l’incontro con il mistero dell’altro e la sua estasiante bellezza: quella un Assassino più bello dell’Aurora, e che può anche uccidere. Dall’elaborazione di quelle che Tondelli chiama “le posizioni linguistiche dei sentimenti”, emerge un intimo desiderio di assoluto e un’idea forte della letteratura, dal punto di vista formale, esistenziale ed etico, che è quella che più viene emarginata dalla chiacchiera del giornalismo culturale.

P.S. SOTTOTESTO EDUCATAMENTE EVERSIVO

A pag. 228 di “Viaggiatore solitario”, la traduzione dal francese del mio scritto “Lontano dai coglioni di tutti” contiene un piccolo errore, un refuso diciamo: ” chronique tendre et bouffonne d’une petite bande d’amis sexy et tout et tout pendent leur service militaire“, è stato reso da un  impiegato della Casa editrice con: “cronaca tenera e idiota di un gruppetto d’amici sexy durante il servizio militare.”

Perché tradurre bouffonne con “idiota” ? E petite bande con un edulcorato “gruppetto“? Non so cosa pensare, quando errore si potrebbe banalmente trasformare in orrore, e mentre tutti dormono solo tu resti sveglio tutta la notte: e una vocina ti dice che scrivere significa sorvegliare le parole, non solo le emozioni e i sentimenti.

É stato anche riferito che alcuni scrittori si alzano di notte per togliere una virgola da un loro scritto, poi al mattino la mettono di nuovo ( ne parlo in un testo dal titolo “Lo scriba e il tiranno: note su trance e atto dello scrivere” nella rivista di analisi materialistica di Sergio Finzi “Il piccolo Hans” n.77/estate 1993 ). Fatto sta che il caso di quel piccolo errore di stampa ( ops! stavo per scrivere zampa ) ha richiamato lo psichiatra? No ha richiamato in un piccolo ansioso il metodo di lettura “Paranoico-critico” ideato dal divino Salvador Dalì.

É quando in “Psychologie non euclidienne d’une photographie“, Dalì riflette tutta una notte su un cliché che raffigura tre persone che non attirano la sua attenzione; al contrario, in un angolo della foto, scorge una piccola e incongrua bobina senza filo, che proprio per la sua quasi impercettibilità “reclama, a gran voce, un’interpretazione”, diventando il tema ossessivo delle sue ricerche. Così, confidando nel metodo “paranoico critico” del Divino cripto-surrealista Dalì, questa mattina ho telefonato a Fulvio per chiedere, educatamente, naturalmente, una spiegazione. Un parente mi ha riferito che è stato colpito da un improvviso malore, è che è grave, in ospedale. Tale è in definitiva l’assurda e nuda costante tragica della vita. Altro che quella puttana di Letteratura, che, con le parole degli ultimi appunti dello scrittore “non salva, mai”; perché, aggiungerei, è sempre stata nera, fin dall’Antichità. Ma questo non so se posso scriverlo ecc.

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Tondelli, viaggiatore solitario

Gianni De Martino, “Lontano dai coglioni di tutti. Intervista a Pier Vittorio Tondelli” tratta da Gai Hebdo Pied n° 281 du 1 aout 1987; in: “Pier Vittorio Tondelli viaggiatore solitario“, Bompiani, 2021

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VENERDÌ 15 OTTOBRE 2021 , Ore 21:00-22:00

Mindbooks21 – organizzato dalla rete PsyCoRe nell’ambito di MindBooks – l’editoria della mente, in collaborazione con il salone del libro di Torino .

Centro Cultura Contemporanea, Circoscrizione 4 – San Donato, Campidoglio, Parella
Via Gabriele Bogetto, 4/G, 10144 Torino Italia

Incontro con Tobia D’Onofrio e Gianni De Martino – Chiacchierata partendo da “Voglio vedere Dio in faccia: framMenti della prima controcultura” (2019, AgenziaX), di Gianni De Martino

Con Giuseppe Conoci, Simone Capozzi, Gianni De Martino, Jonas De Gregorio, Tobia D’Onofrio, Annarita Eva, Alessandro Novazio, Bernardo Parrella e Massimiliano Palmisano

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La cultura dell’harem

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La mentalità del serraglio, dell’harem e della chiusura è il concetto forgiato dall’autore per cogliere il peso tremendo della legge patriarcale sulle menti e sui corpi degli uomini e delle donne. Chebel ne mostra il funzionamento a partire da un certo numero di figure emblematiche: l’ossessione della virilità e dell’onore tribale, il tabù della verginità, le omosessualità, l’androginia, il linguaggio osceno, gli “iuiù” (i trilli delle donne, autentiche espressioni vocali della sensualità femminile); e poi ancora, il velo, la circoncisione e la letteratura erotica araba.

Con un approccio che coniuga antropologia, etnografia e psicoanalisi, l’autore indaga i fantasmi che popolano l’universo erotico maghrebino maschile e femminile: quelli maschili della voracità sessuale e quelli femminili che rinviano alle figure della lacerazione. Viene così sollevato il velo sull’aspetto più segreto della vita di società ancora soggette alla legge dell’islam bloccata da secoli e oggi confrontata agli assalti della modernità.«É indispensabile togliere un fitto velo, dalle doppie cuciture: quello del silenzio.»

“Il s’agit de dépasser une situation bloquée depuis des siècles ! Il est temps de sortir l’islam de l’immobilisme, pour pouvoir créer avec la modernité et se retrouver vis-à-vis d’autrui dans de bonnes conditions. C’est pour nous un appel dense à une vigilance épistémologique forte. Nous serons noyés si nous restons immobiles. C’est une invitation au mouvement, à la réflexion, voire à l’autoréflexion.”- M.C.

~ Malek Chebel, La cultura dell’harem, a cura di Gianni De Martino, trad. Giancarlo Pavanello, 1° edizione Leonardo Edizioni, Milano, 1992; 2° ediz. Bollati-Boringhieri, Milano, 2000. Nota. L’edizione. Leonardo 1992, contiene una mia Introduzione, che non figura nell’edizione Bollati-Boringhieri 2000, che però ha mantenuto il mio Glossario dei termini erotici arabi e berberi.

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ADDIO A MOGADOR nuovo !

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Addio a Mogador,  Boksprint 2020

Luminoso, erotico, psichedelico

L’ULTIMO BEAT STAGIONATO VUOTA IL SACCO

Eccoci in mezzo una piccola banda più o meno segreta di giovani mutanti. Pervasa da un desiderio di accomunamento e in opposizione all’ordine morale esistente, la nostra banda di giovani viaggiatori vive nell’underground, secondo un codice primordiale basato sull’inviolabilità dell’amicizia. […]

Zina, la moglie del poeta psichedelico Georges Andrews – che in quei giorni era a Tangeri, in carcere – aveva un viso dalla pelle di porcellana, liscia e luminosa. Era la più grande del gruppo, doveva avere sui ventinove-trent’anni, e quindi era considerata già vecchia e navigata. Usava spesso l’espressione “flusso di coscienza”, affermava che la passione è il nostro motore, aveva scritto diversi libri ed era la teorica del gruppo e nostro mentore.
Quando ci si ritrovava in cortile distesi sui sacchi a pelo, ci diceva che non si tratta più di reprimere le passioni, ridurle per renderle inoffensive, ma intensificarle in modo da farle servire da legame sociale. Insomma «Fate l’amore, non la guerra!».

Uno slogan che bisogna continuamente riattivare e vivere in prima persona, per non farlo decadere nel ridicolo. Parlare d’amore, nell’era dello scatenamento della violenza universale, è una fraseologia, un voto pio, se non vi si vede, attraverso le parole, profilarsi l’orizzonte aurorale di un’altra società, di una nuova concezione dell’esercizio passionale da esplorare in tutte le sue virtualità e la sua molteplicità. – da “ADDIO A MOGADOR”, Booksprint 2020.

QUARTA. Confinato in casa, in piena pandemia da Coronavirus, il narratore si ritrova a raccontare quello che a cinema si chiamerebbe un flash back, cioè un ricordo. Il ricordo di un luogo: Mogador, “roccia Atlantica del Marocco” e “città degli hippies”, luogo deputato degli incontri, dei giorni, delle notti del protagonista, bianco ed europeo, e dei suoi amici Monkrim e Äissa. Nel tentativo di radicarsi in “una società in cui i costumi sono un po’ diversi” e di “godere senza limiti”, l’autore s’interroga sull’incontro con lo “straniero” là fuori e con lo “sconosciuto” dentro ognuno di noi. E scrivendo oltre, sempre oltre va incontro a un imprevisto a un tempo noto e inaspettato. L’amore, la violenza o lo stupore per la tenerezza, ma soprattutto il tempo e la morte sono i temi dominanti di un libro intenso e malinconico, che la nitida e icastica prosa di De Martino invita a percorrere in un itinerario, forse indimenticabile, che è insieme di un’antica civiltà in dissoluzione, e anche di una forma di vita “ai limiti dell’esperienza”. Puro zolfo.

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ADDIO A MOGADOR, Booksprint 2020

“Addio a Mogador”, stilisticamente il seguito di “Hotel Oasis”, già paragonato da Moravia a “L’immoraliste” di André Gide. Puro zolfo.

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https://www.booksprintedizioni.it/libro/Romanzo/addio-a-mogador

EAN: 9788824951500
ISBN: 8824951503

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MARTEDI 8 DICEMBRE 2020, alle ore 18.00 intervento via livestreaming online nell’ambito della seconda sessione degli Stati Generali della Psichedelia in Italia (SGPI20), organizzati da Psy*Co*Re (Italian Network for Psychedelic and Consciousness Research) per presentare Voglio vedere Dio in faccia. FramMenti della prima controcultura  (Agenzia X, 2019) e Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe di Georges Lapassade (Jouvence, 2020). Si vola con Gianni De Martino e Tobia D’Onofrio.

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In libreria (dicembre 2020)

CON LAPASSADE SCOPRIAMO LA BELLEZZA DELL’INCOMPIUTO

Dallo sciamano al raver Nuova edizione (Mimesis-Jouvence, 2020)

Il manifesto del “materialismo isterico” e della transanalisi di uno dei maggiori esponenti della corrente psicosociologica francese che va sotto il nome di analisi istituzionale. Dall’esperienza etnologica della possessione alle nuove forme di liberazione dell’energia nei gruppi, passando dal culto di Dioniso, il vodù, la macumba, il Sabba del Medioevo e i processi di stregoneria. Per un processo di rottura e di appropriazione dell’estasi come funzione di liberazione.

Tradotto in numerose lingue, questo libro è diventato un classico. Continua a ispirare gli educatori, ma anche i filosofi, gli psicologi, i sociologi.

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Georges Lapassade, Dallo sciamano al raver: Saggio sulla transe, traduzione e cura di Gianni De Martino, con uno scritto di Tobia D’Onofrio, Mimesis-Jouvence, Milano 2020.

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In libreria

voglio vedere dio in faccia

Voglio vedere Dio in faccia, framMenti della prima controcultura, a cura di Tobia D’Onofrio, con interviste a Michael Crichton, Dalai Lama, William Gibson, Albert Hofmann, Georges Lapassade, Michel Maffessoli, Fernanda Pivano, Agenzia X, Milano, 2019.

agitatore

https://www.agenziax.it/voglio-vedere-dio-faccia

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