RICORDANDO PIER VITTORIO TONDELLI

RICORDANDO PIER VITTORIO TONDELLI

tondelli libro fb  A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli ( il 16 dicembre del 1991 ), oltre alla proiezione alla Festa del Cinema di Roma dell’anteprima di “Ciao, libertini! Gli anni Ottanta secondo Pier Vittorio Tondelli”, docufilm di Stefano Pistolini, prodotto da Sky Arte, a rendere omaggio a un personaggio che è stato voce narrante della storia dei nostri anni elettrici, arriva sugli scaffali Viaggiatore solitario. Molto ben curato e documentato da Fulvio Panzeri per Bompiani, il libro raccoglie per la prima volta le più importanti interviste rilasciate dallo scrittore emiliano nel decennio tra il 1980 e il 1990. Sono più di ottanta interviste che, pagina dopo pagina, ci mettono davanti a molte “solite domande” e tante risposte, definite da Valentina Desalvo del Venerdì di Repubblica, “educatamente eversive”.

1PVT Loin des couilles de tout le monde 1 di 22PVT Loin des couilles de tout le monde 2 di 2
Vi ritrovo anche due mie interviste fresche come pisellini appena scongelati: “Fuori dai coglioni di tutti”, la traduzione di una intervista realizzata per il mensile francese Gai Hebdo Pied ( 280-281, 1 agosto 1987 ) in occasione dell’uscita del romanzo “Altri libertini” in Francia, e “Solitudine allo specchio” (il Mattino, 26 maggio 1989).

Impossibile non ricordare che con quella conversazione del 1987, avvenuta nella sua casa di Milano, in via delle Abbadesse, dove si era appena trasferito da Bologna, iniziava un’amicizia e una collaborazione con Pier, che mi avrebbe portato a chiamarlo scherzosamente O’ Munacone ( perché era molto alto, e mi sembrava entrato in letteratura come si entra in convento, per intima vocazione e attesa della Grazia), a dirgli inoltre che lo consideravo un emulo di Francesco Petrarca, nella linea petrarchesca della Letteratura Italiana e – dopo numerose conversazioni, serate in discoteca e un paio di viaggi in comune e tanti elogi detti familiarmente leccate o violinate – a pubblicare finalmente l’anno dopo, nel 1988, nella collana Mouse to Mouse, diretta da Tondelli per l’editore Mondadori, il romanzo Hotel Oasis.

1 h o

«Questo tuo libro mi ha lavorato dentro », diceva. E intanto, inaspettati e inizialmente non visti, vennero i tempi dell’AIDS; un virus che avvelenava i piaceri dell’amore. Fu quando amici, compagni e conoscenti cominciarono a morire come mosche; i nostri taccuini si riempivano di piccole croci: sembravano cimiteri tascabili e Pier appariva sempre più enigmatico e malinconico.

Le interviste sono uno specchio, non tutte ovviamente, della straordinaria capacità di Tondelli di ribaltare ogni volta il gioco. E il dialogo con Fulvio Panzeri, pubblicato con il titolo “Il mestiere di scrittore”, che completa le molte interviste, è una testimonianza corretta dall’autore stesso prima della morte e copre tutto l’arco della sua esperienza letteraria incentrata sul viaggio, la meditazione sul tempo e l’incontro con il mistero dell’altro e la sua estasiante bellezza: quella un Assassino più bello dell’Aurora, e che può anche uccidere. Dall’elaborazione di quelle che Tondelli chiama “le posizioni linguistiche dei sentimenti”, emerge un intimo desiderio di assoluto e un’idea forte della letteratura, dal punto di vista formale, esistenziale ed etico, che è quella che più viene emarginata dalla chiacchiera del giornalismo culturale.

P.S. SOTTOTESTO EDUCATAMENTE EVERSIVO

A pag. 228 di “Viaggiatore solitario”, la traduzione dal francese del mio scritto “Lontano dai coglioni di tutti” contiene un piccolo errore, un refuso diciamo: ” chronique tendre et bouffonne d’une petite bande d’amis sexy et tout et tout pendent leur service militaire“, è stato reso da un  impiegato della Casa editrice con: “cronaca tenera e idiota di un gruppetto d’amici sexy durante il servizio militare.”

Perché tradurre bouffonne con “idiota” ? E petite bande con un edulcorato “gruppetto“? Non so cosa pensare, quando errore si potrebbe banalmente trasformare in orrore, e mentre tutti dormono solo tu resti sveglio tutta la notte: e una vocina ti dice che scrivere significa sorvegliare le parole, non solo le emozioni e i sentimenti.

É stato anche riferito che alcuni scrittori si alzano di notte per togliere una virgola da un loro scritto, poi al mattino la mettono di nuovo ( ne parlo in un testo dal titolo “Lo scriba e il tiranno: note su trance e atto dello scrivere” nella rivista di analisi materialistica di Sergio Finzi “Il piccolo Hans” n.77/estate 1993 ). Fatto sta che il caso di quel piccolo errore di stampa ( ops! stavo per scrivere zampa ) ha richiamato lo psichiatra? No ha richiamato in un piccolo ansioso il metodo di lettura “Paranoico-critico” ideato dal divino Salvador Dalì.

É quando in “Psychologie non euclidienne d’une photographie“, Dalì riflette tutta una notte su un cliché che raffigura tre persone che non attirano la sua attenzione; al contrario, in un angolo della foto, scorge una piccola e incongrua bobina senza filo, che proprio per la sua quasi impercettibilità “reclama, a gran voce, un’interpretazione”, diventando il tema ossessivo delle sue ricerche. Così, confidando nel metodo “paranoico critico” del Divino cripto-surrealista Dalì, questa mattina ho telefonato a Fulvio per chiedere, educatamente, naturalmente, una spiegazione. Un parente mi ha riferito che è stato colpito da un improvviso malore, è che è grave, in ospedale. Tale è in definitiva l’assurda e nuda costante tragica della vita. Altro che quella puttana di Letteratura, che, con le parole degli ultimi appunti dello scrittore “non salva, mai”; perché, aggiungerei, è sempre stata nera, fin dall’Antichità. Ma questo non so se posso scriverlo ecc.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Tondelli, viaggiatore solitario

Gianni De Martino, “Lontano dai coglioni di tutti. Intervista a Pier Vittorio Tondelli” tratta da Gai Hebdo Pied n° 281 du 1 aout 1987; in: “Pier Vittorio Tondelli viaggiatore solitario“, Bompiani, 2021                                                                                      tondelli libro fb

………………………………………………………………………………………….

psycore salone_off_4-3_Tavola_disegno_1

VENERDÌ 15 OTTOBRE 2021 , Ore 21:00-22:00

Mindbooks21 – organizzato dalla rete PsyCoRe nell’ambito di MindBooks – l’editoria della mente, in collaborazione con il salone del libro di Torino .

Centro Cultura Contemporanea, Circoscrizione 4 – San Donato, Campidoglio, Parella
Via Gabriele Bogetto, 4/G, 10144 Torino Italia

Incontro con Tobia D’Onofrio e Gianni De Martino – Chiacchierata partendo da “Voglio vedere Dio in faccia: framMenti della prima controcultura” (2019, AgenziaX), di Gianni De Martino

Con Giuseppe Conoci, Simone Capozzi, Gianni De Martino, Jonas De Gregorio, Tobia D’Onofrio, Annarita Eva, Alessandro Novazio, Bernardo Parrella e Massimiliano Palmisano

……………………………………………………………………………….

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La cultura dell’harem

chebel

La mentalità del serraglio, dell’harem e della chiusura è il concetto forgiato dall’autore per cogliere il peso tremendo della legge patriarcale sulle menti e sui corpi degli uomini e delle donne. Chebel ne mostra il funzionamento a partire da un certo numero di figure emblematiche: l’ossessione della virilità e dell’onore tribale, il tabù della verginità, le omosessualità, l’androginia, il linguaggio osceno, gli “iuiù” (i trilli delle donne, autentiche espressioni vocali della sensualità femminile); e poi ancora, il velo, la circoncisione e la letteratura erotica araba.

Con un approccio che coniuga antropologia, etnografia e psicoanalisi, l’autore indaga i fantasmi che popolano l’universo erotico maghrebino maschile e femminile: quelli maschili della voracità sessuale e quelli femminili che rinviano alle figure della lacerazione. Viene così sollevato il velo sull’aspetto più segreto della vita di società ancora soggette alla legge dell’islam bloccata da secoli e oggi confrontata agli assalti della modernità.«É indispensabile togliere un fitto velo, dalle doppie cuciture: quello del silenzio.»

“Il s’agit de dépasser une situation bloquée depuis des siècles ! Il est temps de sortir l’islam de l’immobilisme, pour pouvoir créer avec la modernité et se retrouver vis-à-vis d’autrui dans de bonnes conditions. C’est pour nous un appel dense à une vigilance épistémologique forte. Nous serons noyés si nous restons immobiles. C’est une invitation au mouvement, à la réflexion, voire à l’autoréflexion.”- M.C.

~ Malek Chebel, La cultura dell’harem, a cura di Gianni De Martino, trad. Giancarlo Pavanello, 1° edizione Leonardo Edizioni, Milano, 1992; 2° ediz. Bollati-Boringhieri, Milano, 2000. Nota. L’edizione. Leonardo 1992, contiene una mia Introduzione, che non figura nell’edizione Bollati-Boringhieri 2000, che però ha mantenuto il mio Glossario dei termini erotici arabi e berberi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

ADDIO A MOGADOR nuovo !

cover2+titolo   copertina_web_gianni_de_martino

Addio a Mogador,  Boksprint 2020

Luminoso, erotico, psichedelico

L’ULTIMO BEAT STAGIONATO VUOTA IL SACCO

Eccoci in mezzo una piccola banda più o meno segreta di giovani mutanti. Pervasa da un desiderio di accomunamento e in opposizione all’ordine morale esistente, la nostra banda di giovani viaggiatori vive nell’underground, secondo un codice primordiale basato sull’inviolabilità dell’amicizia. […]

Zina, la moglie del poeta psichedelico Georges Andrews – che in quei giorni era a Tangeri, in carcere – aveva un viso dalla pelle di porcellana, liscia e luminosa. Era la più grande del gruppo, doveva avere sui ventinove-trent’anni, e quindi era considerata già vecchia e navigata. Usava spesso l’espressione “flusso di coscienza”, affermava che la passione è il nostro motore, aveva scritto diversi libri ed era la teorica del gruppo e nostro mentore.
Quando ci si ritrovava in cortile distesi sui sacchi a pelo, ci diceva che non si tratta più di reprimere le passioni, ridurle per renderle inoffensive, ma intensificarle in modo da farle servire da legame sociale. Insomma «Fate l’amore, non la guerra!».

Uno slogan che bisogna continuamente riattivare e vivere in prima persona, per non farlo decadere nel ridicolo. Parlare d’amore, nell’era dello scatenamento della violenza universale, è una fraseologia, un voto pio, se non vi si vede, attraverso le parole, profilarsi l’orizzonte aurorale di un’altra società, di una nuova concezione dell’esercizio passionale da esplorare in tutte le sue virtualità e la sua molteplicità. – da “ADDIO A MOGADOR”, Booksprint 2020.

QUARTA. Confinato in casa, in piena pandemia da Coronavirus, il narratore si ritrova a raccontare quello che a cinema si chiamerebbe un flash back, cioè un ricordo. Il ricordo di un luogo: Mogador, “roccia Atlantica del Marocco” e “città degli hippies”, luogo deputato degli incontri, dei giorni, delle notti del protagonista, bianco ed europeo, e dei suoi amici Monkrim e Äissa. Nel tentativo di radicarsi in “una società in cui i costumi sono un po’ diversi” e di “godere senza limiti”, l’autore s’interroga sull’incontro con lo “straniero” là fuori e con lo “sconosciuto” dentro ognuno di noi. E scrivendo oltre, sempre oltre va incontro a un imprevisto a un tempo noto e inaspettato. L’amore, la violenza o lo stupore per la tenerezza, ma soprattutto il tempo e la morte sono i temi dominanti di un libro intenso e malinconico, che la nitida e icastica prosa di De Martino invita a percorrere in un itinerario, forse indimenticabile, che è insieme di un’antica civiltà in dissoluzione, e anche di una forma di vita “ai limiti dell’esperienza”. Puro zolfo.

Pubblicato in Senza categoria | 1 commento

ADDIO A MOGADOR, Booksprint 2020

“Addio a Mogador”, stilisticamente il seguito di “Hotel Oasis”, già paragonato da Moravia a “L’immoraliste” di André Gide. Puro zolfo.

copertina_web_gianni_de_martino

VISTO SI STAMPI copertina_gianni_de_martino_14x21_p206_3_ok_0https://www.booksprintedizioni.it/libro/Romanzo/addio-a-mogador

EAN: 9788824951500
ISBN: 8824951503

—————————————–

MARTEDI 8 DICEMBRE 2020, alle ore 18.00 intervento via livestreaming online nell’ambito della seconda sessione degli Stati Generali della Psichedelia in Italia (SGPI20), organizzati da Psy*Co*Re (Italian Network for Psychedelic and Consciousness Research) per presentare Voglio vedere Dio in faccia. FramMenti della prima controcultura  (Agenzia X, 2019) e Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe di Georges Lapassade (Jouvence, 2020). Si vola con Gianni De Martino e Tobia D’Onofrio.

SGPI20-2

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

In libreria (dicembre 2020)

CON LAPASSADE SCOPRIAMO LA BELLEZZA DELL’INCOMPIUTO

Dallo sciamano al raver Nuova edizione (Mimesis-Jouvence, 2020)

Il manifesto del “materialismo isterico” e della transanalisi di uno dei maggiori esponenti della corrente psicosociologica francese che va sotto il nome di analisi istituzionale. Dall’esperienza etnologica della possessione alle nuove forme di liberazione dell’energia nei gruppi, passando dal culto di Dioniso, il vodù, la macumba, il Sabba del Medioevo e i processi di stregoneria. Per un processo di rottura e di appropriazione dell’estasi come funzione di liberazione.

Tradotto in numerose lingue, questo libro è diventato un classico. Continua a ispirare gli educatori, ma anche i filosofi, gli psicologi, i sociologi.

imprimatur cover 1 Georges Lapassade, Dallo sciamano al raver: Saggio sulla transe, traduzione e cura di Gianni De Martino, con uno scritto di Tobia D’Onofrio, Mimesis-Jouvence, Milano 2020.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

In libreria

voglio vedere

Voglio vedere Dio in faccia, framMenti della prima controcultura, a cura di Tobia D’Onofrio, con interviste a Michael Crichton, Dalai Lama, William Gibson, Albert Hofmann, Georges Lapassade, Michel Maffessoli, Fernanda Pivano, Agenzia X, Milano, 2019.

https://www.agenziax.it/voglio-vedere-dio-faccia

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LA SVOLTA AD ORIENTE

LA SVOLTA AD ORIENTE

Negli anni Sessanta, quando la cultura occidentale fu scossa fino alle fondamenta dall’ondata generata dalla «controcultura», contemporaneamente ci fu un risveglio generale di interesse per le filosofie orientali, che sembravano conservare le mappe dell’esperienza estatica innescata dall’uso delle sostanze psichedeliche a fini conoscitivi. Oltre a una specie di mistica dei veleni sacri e delle ebbrezze divine, dionisiache, anche l’occultismo, in ambiente underground, coinvolgeva un numero crescente di individui.

A cominciare dagli anni Settanta e poi nella prima metà degli anni Ottanta, per alcuni ex militanti sessantottini in crisi, delusi dal crollo delle utopie rivoluzionarie, l’incontro con l’Oriente poteva significare o una fase di chiarimento interiore, o una reazione contro la sopravvalutazione della dimensione sociale vissuta come assoluta, oppure un “riflusso”, o “reflusso” come scrivevano i giornali di regime con metafora mestruale, verso l’imbuto del privato. Per me e pochi altri amici e compagni , invece, l’interesse per l’Oriente costituiva un ampliamento dell’esperienza di ricerca, che si espandeva dalla sfera unicamente sociale a quella paradossalmente chiamata interiore. Ci si “accendeva” e si volava in alto (hig mind) per vivere, riprendendo, tramite un uso eccessivo del corpo, stati di grazia originaria.

Fu in tale contesto che iniziai una corrispondenza con alcuni studiosi di esoterismo: Alain Daniélou, Lama Sakya Trizin, Mauro Bergonzi, il Dalai Lama, Albert Hoffmann e anche l’Ing. Francesco Siniscalchi del Grande Oriente d’Italia, del quale ritrovo una lettera inviatami il 19 febbraio 1982. Allora dirigevo a Milano la rivista “Mandala. Quaderni d’Oriente e d’Occidente”, mentre l’Ingegner Francesco Siniscalchi, nel tentativo di recuperare integralmente l’espressione iniziatica dell’Istituzione massonica, combatteva a Roma contro la “P2”, una loggia massonica golpista e fascista annidatasi all’interno del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani. Gli scrissi , su suggerimento dell’amico Mario Mieli, che eravamo “entronauti”, di ritorno dall’esperienza psichedelica e che, dopo l’incontro con i Lama esuli dal Tibet, volevamo travasare la nostra esperienza in “Mandala. Quaderni d’Oriente e d’Occidente”. Francesco Siniscalchi così rispose:

“ Egregio Dott. De Martino , ho ricevuto la Sua del 9 febbraio scorso, che ho molto apprezzato, e della quale devo dire che sono ben pochi i passi che io non possa condividere. Ho apprezzato persino il francobollo che Ella ha usato per affrancare la lettera: è quello da Lire 300, di color rosa con una punta di lilla, dedicato al ‘lavoro dell’Italia nel mondo. Esso rappresenta una diga, opera che serve a creare un invaso che sia atto a raccogliere le acque, affinché non si disperdano, per poi meglio e più utilmente distribuirle secondo le necessità . Qui emerge un linguaggio che non fa riferimento esclusivamente all’opera d’ingegneria che viene rappresentata, ma che è anche un linguaggio simbolico. Si tratta infatti – e glielo posso garantire – di quella che, nella scuola alchemica, è di fatto la seconda “operazione”. Ovvero proprio la costruzione di quella “diga” che ciascuno di noi, in sé, dovrebbe essere in grado di realizzare per raccogliere le proprie acque nel dovuto invaso, per poi distribuirle nei modi e nei tempi più opportuni.

E vorrei anche pensare che il francobollo volesse essere di buon auspicio per il nostro paese, che pur avrebbe, sol che lo si volesse, le potenzialità e le capacità per suggerire agli altri paesi del mondo, e per concorrere con loro alla realizzazione di quelle “dighe” ( non solo certamente per invasi idrici) oggi tanto necessarie nel mondo ‘profano’ per impedire che l’opera, ormai spesso solo distruggitrice, delle acque di qualsiasi genere portino all’estremo degrado le civiltà della comunione umana.

Ma c’è di più. L’immagine raffigurata nel francobollo ha un’altra e peculiare caratteristica: rovesciando l’immagine della “diga”, questa sparisce e sembra emergere ben in evidenza l’immagine di un ponte. Ed è proprio così! Non basta infatti imparare a trattenere e a raccogliere le “acque”, per poi saperle ben distribuire: occorre anche, direbbero gli antichi, ‘ imparare a camminare sulle acque’, ovvero saper costruire quel ‘ponte’ che congiungendo le opposte rive, ci consenta perciò di metterci in grado anche di superare il piano stesso delle ‘acque’. E giungiamo, con questo, già ad una terza ‘operazione’: realizzabile solo dal costruttore di ponti – ovvero il pontifex, appunto – tra l’ ‘interno’ e l’ ‘esterno’, tra il ‘sacro’ e il ‘profano’, tra l’ ‘imperituro’ e il ‘contingente’, poiché tutti i vari ed apparentemente opposti aspetti sono proprio le variegate manifestazioni di un unico fenomeno: la VITA”.

L’Ingegner Siniscalchi, si scusava per la lunga digressione sulle dighe e sui ponti, forse dovuta – suggeriva ironicamente – alla sua “inevitabile deformazione professionale”. E così continuava:

“ Mi trova d’accordo con la Sua felice espressione, a proposito di esoterismo, di ‘ scienza delle invariabili universali’. Ma non mi sento di condividere in pieno la Sua ipotesi che la ‘scienza dell’uomo’, sia, in ogni caso, ‘scienza interiore’. Lo è per alcune scuole ( sostanzialmente impegnate in una ‘operatività’ esclusivamente individuale), ma non per altre ( come ad esempio la scuola ‘ costruttivistica’ della Libera Muratoria) per le quali il lavoro individuale non va mai disgiunto da un lavoro di verifica operativa collegiale, da cui trae origine la ‘Loggia’ dei fratelli muratori. Quanto Ella scrive è vero, esatto e valido per quanto riguarda la scuola alchemica, non per quella della Rosa-Croce ( intendo quella vera, e per la quale non mi sento di condividere l’opinione di C.G. Jung, che tale argomento non aveva punto approfondito). Al limite, non è esclusivamente pratica di ‘scienza interiore’ neanche la scuola della Kabalistica, né quella genuinamente ermetica dei Misteri, né – in Oriente – la scuola tantrica originaria”.

Il Libero Muratore ingegner Francesco Siniscalschi, affrontava poi un argomento che stava particolarmente a cuore , ovvero l’esistenza in Occidente di un’autentica trasmissione iniziatica, adatta a quegli “uomini di desiderio” che alcuni di noi si sentivano di essere. Dopo aver fornito alcune indicazioni, anche a proposito di un lavoro “molto lento, poiché solo così può essere solido e durare”, la lettera terminava, prima dei saluti cordiali, con una garbata correzione a una mia affermazione:

“ Ella parla di ‘un’evoluzione che presuppone la libertà e l’uso responsabile di questa libertà’. Non può che trovarmi d’accordo. Ma dice anche che ‘ ciò che importa è il fiore vivo’, e che esso ‘ affiora sul terreno concreto, costituito – a vari livelli – dal singolo nella sua fattispecie individuale, molecolarmente’; e, trattandosi di molecole, io aggiungo: ‘ nell’armonico concerto del lavoro collegiale’.”

Giusta osservazione. Dopo un viaggio psichedelico, così come dopo un’orgia, ci si sente più soli, più abbandonati. Lo diceva anche Baudelaire. D’altra parte, dal momento che non abbiamo ancora imparato a camminare da soli sulle acque, occorre continuare a costruire insieme dighe e ponti, persino in sogno. Le dighe e i ponti, così come anche la responsabilità, cominciano dai sogni. Anche a partire da qui forse si possono costruire ponti per incamminarsi verso nuovi paradigmi, che nascono dall’esperienza di tutte le cose spirituali e naturali intese come unità significative. Non siamo forse ognuno-a e tutti molecole nell’oceano della vita e della morte?

mandala svolta a oriente

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

PERCHE’ ORFEO SI VOLTA ?

PERCHE’ ORFEO SI VOLTA ?
Figura di confine, Orfeo si spinge ai limiti dell’umano. Nell’episodio di Euridice, ottiene la possibilità di riportare in vita la sua donna morta.
A un patto: che nel tragitto tra le profondità e le soglie dell’uscita dall’Ade, non si volti.

Perché Orfeo si volta ? Fra le tante ipotesi, possiamo dire perché non poteva farne a meno. C’è infatti una sproporzione enorme tra la possibilità concessagli da Ade di riportare in vita un morto e l’apparente facilità con cui può essere soddisfatto il patto. Orfeo non può vedere Euridice. Ma può un amante essere messo nella condizione di non poter vedere e quindi non poter riconoscere ciò che dice di amare con il canto e persino con la pretesa di potersi intrufolare vivo nel fondo del Tartaro ?

Il patto non è così agevole da soddisfare come sembra. Anche Ade è infatti sottoposto alla legge eterna, più forte di qualsiasi incantamento o patto. Orfeo non porta con sé per la mano un’Euridice viva e vegeta, ma trasporta solo l’enorme possibilità di riportarla alla vita, nel momento stesso in cui porta, in sé, il lutto di una donna morta. Da quanto tempo Orfeo porta in sé il lutto di una donna ? Può l’amore essere scisso dalla conoscenza ? Può un amante non poter vedere l’amata ? Così, proprio alle soglie dell’uscita dall’Ade, alle prime luci del giorno, spinto dalla superiore forza dell’amore, Orfeo, irragionevolmente, si volta. E la legge si attua: Euridice ritorna tra le ombre, il mortale non trionfa sulla morte e il kosmos è salvo!

Il mito sembra avere una funzione politica, legale. Ricorda infatti gli invalicabili limiti dell’umano. E insegna che amore e conoscenza sono inseparabili, che non si ama, per così dire, al buio e non importa chi o cosa. E dice, ancora una volta, che i mortali sono mortali; e che in ogni coppia di amanti, inevitabilmente – nonostante il Canto per quanto eccelso o la Poesia – uno dei due vedrà morire l’altro/a. Così, ai confini del Tartaro incognito, tra ombre moleste, l’ultima domanda sul letto di morte, la domanda fondamentale sarà : « Chi, o cosa, ho veramente amato ? ».

~ Auguste Rodin, “Orfeo e Euridice “, Metropolitan Museum of Art, New Yorkorfeo-1

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LE NUOVE AVVENTURE DI PINOCCHIO

Gianni e Pinocchio

Nel principio un vecchio falegname chiamato Geppetto si munì, tramite il suo sodale mastro Ciliegia, di un pezzo di legno di catasta per fabbricarsi, egoisticamente, un figlio-burattino. E come chi è solo ( perché non sposato, solo spossato), piallava, piallava e parlava tra sé:

“Me ne faccio un figlio gender unico raro meraviglioso, che chiamerò Pinocchio.”

Ma poiché oltre che un povero artigiano era anche istruito, prudente e informato si corresse, si disse: ” Ma a veder bene, potrebbe anche venirmi fuori Finocchio…”. Il dubbio, l’atroce suggestione gli proveniva dall’aver visto il Family day in tv e dall’aver sentito dire cose molto brutte sul gender e i destini dei figli di gender. Ciò pensando, disse:” Sia la boccuccia”, e la boccaccia fu. Poi disse: “Ora sia il naso che separi una guancia dall’altra”, e apparve una bella faccia di culo. Mentre il naso cresceva, cresceva verso le sfere superne, fece il mento e poi il collo le spalle lo stomaco e il bacino e le braccia e le mani e i piedi.

Così fu dunque compiuto Pinocchio, che subito cominciò a sgranchirsi le gambe e a guardarlo con un occhio fino che faceva paura. Accortosi che Geppetto portava sul capo una parrucca alla Platinette, gliela strappò. Poi aperse la porta di casa e fuggì, inseguito dal padre. Nel triste sobborgo, tutti gridavano: “Attenti, attenti al gender!”.”I loro volti godevano di uno speciale rilasciamento” – come si legge ne “La ferocia”, il libro, fresco di Premio Strega, di Vittorio Lagioia [e ancora con ‘sto rilasciamento!, ndr].

In piazza Pinocchio vide Scalfarotto in sciopero della fame contro il- mondo -etero- progressista- che- lascia- soli- i- Pinocchi-in-questa-battaglia -di-civiltà, e stava per raggiungerlo, con andatura rilasciata, per vendergli il suo abbecedario, quando all’improvviso un furgoncino sbarrò la corsa a Pinocchio. Alla guida sedeva San Giuseppe; e accanto a lui c’era la Madre del Signore con il bambino dormiente fra le sue braccia.

Si vedeva subito che non era una madre surrogata, come la Fatina, ma una madre normale, perché cucinava e stirava ed era stata messa incinta dallo Spirito santo, – che, diceva la cattiva gender, era l’idraulico, perché la famiglia era molto normale. Infatti nell’abitacolo posteriore di quel malandato veicolo, ammucchiati alla rinfusa, sedevano nell’esiguo spazio i nove o dieci Evangelisti Marco, Luca, Giovanni, Marco, Rocco Buttiglione, sant’Angelino Alfano, Gaetano Quaglieriello, Pier Ferdinando Casini e Kiko, poi il protomartire cardinal Biffi, l’imam di Roma e gli Evangelisti apocrifi e Pseudo e Gnostici, insieme ai membri tutti ringalluzziti di Comunione e Liberazione, Rinnovamento nello Spirito Santo, i Focolarini, l’AGESCI, l’Azione Cattolica, la Comunità di Sant’Egidio e Coldiretti, seguiti da Costanza Miriano come giornalista per Rai Vaticano e la giornalista Concita De Gregorio, ex direttrice dell’Unità, con in grembo la misteriosa Elena Ferrante. “Uomo, donna, o… gay?”, chiedeva San Giuseppe, e concitatamente Concita esclamava: “Gay! gay!”, con quell’entusiasmo progressista e acculturato che va da Madre Teresa a Che Guevara, passando naturalmente per Jovanotti.

“I loro volti godevano di uno speciale rilasciamento” ( come si legge ne “La ferocia” del fresco Premio Strega Vittorio Lagioia). Perché ‘sto rilasciamento ?
[e ancora con ‘sto rilasciamento!, ndr]. Perché erano tutti profughi, appena sbarcati a Lampedusa, e diretti in Olanda. Grazie a papa Bergoglio che aveva fornito gli scafisti e l’autista, Giuseppe, appunto, che peraltro guida anche la Chiesa ( di notte Bergoglio, disdegnando le compresse di “Genderdormina”, beve un po’ d’acqua di cicoria ecologica e mette un foglietto con le domande sotto la statua di San Giuseppe che ha sulla sua scrivania; e lui risponde, ma non è una seduta spiritica).

E’ solo un pastiche, scritto al modo de ” La Vita Nova di Pinocchio” di Luigi Compagnone. Rileggendolo, a distanza di anni, mi è venuta voglia di scrivere queste sciocchezze. Chissà perché. Immagino anche il finale, con Pinocchio che incontra Lucignolo Alì, un parente degenere di Maria Giulia Fatima Sergio, la Lady Jihad di Torre Greco, e – dopo aver lasciato il gattino a casa della Fatina e comprato un trolley – parte per il Paese dei Balocchi: le terre del Califfato, rette da Mangiafuoco-al-Baghdadi, burattinaio diplomato all’Università islamica di Baghdad.

Qui in Siria o Iraq Pinocchio potrebbe anche incontrare il Diba, anch’egli appinocchiato e incaricato da MS5 di eleggere il nero terrorista ad interlocutore: “Che fai Pinocchio, mi tocchi?”. Di Maio, più riflessivo, mette pace e invita tutti ad Atene, in Grecia. Dove appare nientedimeno che La Democrazia in piazza Syntagma, nelle vesti del Gatto-Alexis & la Volpe-Varoufakis, che li esortano a nuove avventure, grazie ai soldi degli altri. E non prima di aver cantato “Bella ciao”… Con “l’apparente ebetudine” dei combattenti in cui Pinocchio “ritrovava una ulteriore forma di intelligenza” [e ancora con ‘sto rilasciamento!, ndr]. E senza ascoltare il Grillo parlante-e- docente-Cacciari, che – memore del Logos – li aveva pur messi in guardia verso la “graeca fides”, ecc. ecc. Debbo continuare ? 😀

~ Dopo aver detto tante bugie il naso di Pinocchio comiciò a crescere

Pubblicato in Varie | Contrassegnato , | 1 commento