VIAGGI E PROFUMI

 È nuovamente disponibile

Viaggi e profumi. Alla scoperta degli aromi del mondo naturale nei paesi delle essenze, AnimaMundi edizioni, in libreria il 12 Agosto 2022.

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“Tutti i grandi nasi viaggiano per il mondo alla ricerca di nuove idee, d’impressioni e d’immagine olfattive. Viaggiano anche per trovare le migliori basi naturali, gli ingredienti di ottima qualità per creare ‘le jus’. Questo legame così intenso viene approfondito nel libro “Viaggi e profumi” di Gianni De Martino e Luigi Cristiano , un libro che ripercorre la mappa geografica: dalla desertica vallata del Dadès all’umida foresta messicana; dai cieli azzurri della macchia mediterranea alle strade notturne di Istanbul; dalla V Avenue, cuore pulsante di New York, alle Medine delle citta arabe. Così apprendiamo che Jean Paul Guerlain compra solo il bergamotto in Calabria, il sandalo e la tuberosa in India. Serge Lutens, invece, è fortemente legato al Marocco, vive a Marrakech da oltre 30 anni, e nei suoi profumi fa sempre risaltare le materie secche, i legni come il sandalo, il cedro, l’oud, ‘la nobiltà della profumeria’ come la chiama lui. Edmond Roudnitska, uno dei più grandi profumieri, a lui si deve la creazione di Eau Sauvage che ha segnato una svolta nella profumeria maschile orientata verso le Eaux Fraîches, era molto legato a Grasse, la città dei fiori per eccellenza”. (Monica Melotti, VOGUE)

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Il profumo, scrivono Cristiano e De Martino, «segnala quello che vogliamo essere, e collocandosi alla confluenza della biologia, della storia, della geografia e persino della linguistica, rivela le nostre attrazioni culturali». L’odore «di muschio o di zibetto è più valorizzato nei Paesi arabo-islamici», ricordano, «che nei Paesi occidentali e in Asia. L’odore fruttato di banana è più fortemente apprezzato nell’America del Sud e nei Caraibi, meno in Europa e negli usa. Gli spagnoli sono abituati fin dall’infanzia all’acqua di Colonia, mentre gli inglesi preferiscono gli aromi poudrées e utilizzano di preferenza prodotti per il bagno e il talco. Per i francesi, a cui piacciono le note lievemente fecali del formaggio marcio o dei vini con retrogusto nobilmente putrido come il dolce Sauternes, la lavanda è il colmo della raffinatezza». Nell’antica Campania, poi, le «rose ricorrono, insieme ai gigli, ai papaveri e alle viole, in numerosi affreschi pompeiani del tipo detto “pittura di giardino”. Le si vede, per esempio, sbocciare nelle pitture della Casa del Bracciale d’Oro e, in forma di ghirlanda, in una pittura della Casa del Frutteto, dove in uno dei due cubicoli (stanze da letto) vi è un affresco, molto ben conservato, raffigurante tra l’altro anche un giardino con oleandri, lauri, mirti, palme e qualche albero da frutto come limoni, corbezzoli, ciliegi». Un libro curioso e affascinante, questo di Cristiano e De Martino, all’insegna della sinestesia, dove i profumi s’associano ai colori, ai suoni evocati, al tatto, alla memoria. Si prenda il muschio. Naturalmente, affermano i due autori, «la sensazione evocata dal muschio vegetale è soggettiva, dipende molto dalla memoria e dalle prime associazioni, generalmente emotive, legate alla percezione di quell’odore. A noi, per esempio, il muschio ricorda molto l’infanzia trascorsa a Torre Annunziata, ai piedi di un vulcano, il Vesuvio, sulla cui lava crescono licheni odorosi di terra e l’elicrisio dorato come il sole. Al muschio, nel nostro ricordo, si mescolano gli odori di vento, di mare e di salmastro del porto di Torre Annunziata. Come tutte le tracce lasciate dall’uomo, le profumazioni al muschio e alle felci sono costituite da un sottofondo tenace e selvatico, da un brusio innumerevole di echi, di profumi e di voci contraddittorie. Come lo è lo spirare del vento in un bosco all’alba, quando il sole è da poco spuntato all’orizzonte e non si guarda, ma si respira». Insomma: «Non si possono chiudere le narici come si chiudono gli occhi», dicono Cristiano e De Martino. E «nominare è già partire verso palme sbilenche in lontananza, i datteri, il tè alla menta… l’odore di legno di Thuja, di sardine arrostite e di ozono del mare di Essaouira: l’oceano Atlantico che in berbero si chiama Taghart, ed è color dell’acciaio, un mare alto, già africano». (Massimo Novelli, Il Mattino).

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