L’ULTIMA LETTERA (Altra variante)

L’ULTIMA LETTERA
(Altra variante del testo “L’ULTIMA LETTERA DI VLAD”)
Che dirà il caro Wolf, il fedele e devoto gobbetto, quando udrà la morte del suo Dracula? E per le voci che oggi circolano nella Torre non tarderà molto la novella; perché tra poco entreranno nella cella dove mi hanno gettato e spalancheranno la finestra sul sole. Ah, il grande sole mentitore e la fastidiosa luce che m’uccide… quasi rapido torrente d’improvviso splendore, del quale, senza poter aver alcun appiglio, vedo chiaramente smagliarsi l’ombra mia… Non è più tempo ch’io parli della sfortuna e dell’ingratitudine del mondo, per non dire delle menzogne che si tramanderanno con la sciocca pretesa di aver fatto finalmente chiarezza su di me e la complessità della mia storia; quando io pensavo che quei servizi che avevano i potenti di questo secolo del mio lavoro, non fosse per lasciarmi in alcun modo senza ricompensa.
Trame politiche, lo avrai saputo, e congiure dinastiche hanno deciso la mia sorte.(*)
Sai dove siedo, io? Il mio sedile è l’incavo fetido d’una vecchia tomba; la mia scrivania il dorso d’una pietra tombale caduta, resa liscia dalla devastazione dei secoli; il mio unico lume è il chiarore dell’esile candela e tuttavia vedo chiaramente, come se fosse mezzogiorno, anche negli angoli più bui e lontani. E nella scrittura continua la mia visione di tanti bei corpi addormentati. Li vedo tutti sospesi nell’effimera danza tra la vita e la morte, tutti giacere su un letto di spine; e uno strano affetto mi coglie, simile a un dolore lancinante.
“Male al cuore? Serve sangue?”, chiedono talvolta i miei guardiani. Le voci risuonano ironiche, rimbombano sotto le alte volte del sotterraneo, simile a un’immenso teschio rovesciato. Anche adesso ridono della terribile sete che ho di altro latte, altro inchiostro. Allora divento tutto unghie e denti. E improvvisamente vuoto diventa ciò che mi circonda.
L’inchiostro è finito. Non me ne daranno più. E’ tardi, dicono. ” E’ giunta l’ora in cui ci libereremo di te, parassita sporco e immondo”, sghignazzano alcuni. Allora scrivo col sangue che mi è tolto. E la scrittura, come la morte, riempie i buchi…
Scrivere nel nero? Scrivere fino alla fine? E smetterla per non arrivare alla paura della morte?
Che cosa sarà di te? Ti lasceranno almeno la tua abitazione, almeno la tua camera? O forse hanno già bruciato tutto e tu vaghi ai limiti della foresta, in attesa di avere notizie sulla mia sorte, notizie che forse non ti arriveranno mai? Tristi pensieri! Tristi immagini!
Ho dormito nove ore. Ancora un po’ di tempo e nell’ipnosi della lettura il morso della mia pagina sarà indolore, quasi invisibile. Chissà se chi legge poi deperisce davvero, illanguidisce e muore proprio come me, per trasformarsi in un’altra vita, un altro corpo, un altro mondo – un mondo che avrà più forza, durata e splendore di ciò che banalmente passa e presto si consuma.
Ci siamo. Rendetemi giustizia, conto su tutta quella di cui sono capaci gli orribili lettori della notte.

Tu, dai una ricompensa a chi ti porterà questa lettera.

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“Dopo aver condotto la lotta contro i Turchi e fatto impalare tanti nemici della Cristianità, Papa Pio II e Giovanni Corvino, re d’Ungheria, da alleati qual erano, divennero i persecutori di Vlad III di Valacchia, detto Dracula – cioè “il diavolo”; e calunniose leggende gli amici di un tempo diffusero sul conto del “voivòda” rumeno, fino a quella terribile notte in cui lo gettarono in fondo alla prigione della Torre di Visegràd: sotto il Danubio, nel buio dove centinaia di topi lo circondavano e la sua ragione vacillava, in attesa d’esser rapito dalla luce di una morte che ora gli era chiara come il sole.
“Il fatto che in molte benemerite edizioni critiche del presunto “Diario di Dracula” recentemente venuto alla luce, non venga fatta menzione di alcun Wolf Zigabenus, la prigionia sia attestata dal 1463 al 1476, e Vlad III sia dato per morto nel 1478 e non nel 1492, come invece risulta dalla lettera autografa che presentiamo, non ci farà perdere il sonno. N.d.C.

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