Maestri / Antonio Rosmini

 MAESTRI / ANTONIO ROSMINI

L’AFFETTUOSA TRINITA’

 Icona rappresentante i tre angeli ospitati da Abramo a Mambré; allegoria della trinità. Dipinta da Andrej Rublëv (1360 – Mosca, 29 gennaio 1430).

 " L’atto dunque del principio fontale della divina Trinità è un atto che tende sempre in un altro, e in un altro, e quest’altro e altro, l’ha sempre ab eterno raggiunto e di sé promanato.

Ma se quest’altro e altro fosse fuori del principio producente, in tal caso il principio con quell’atto avrebbe cercato un termine fuori di sé, e così sarebbe stato imperfetto e insufficiente a se stesso.

I due termini dunque proceduti così dal principio rimangono nel principio, ma nello stesso tempo sussistono in se stessi per le loro proprie e personali coscienze, per le quali l’uno di essi sa di essere generato, e l’altro sa di essere spirato, mentre il principio ha la coscienza personale di essere principio generante, e spirante insieme col suo essere generato […].

Onde, in questa costituzione della divina Trinità, nell’operazione del principio si distinguono logicamente, non realmente, due note o condizioni: 1. un dare tutto ad altri; 2. un ritenere tutto, ossia un mettere tutto in atto se medesimo: di maniera che l’essenza divina, che è nel principio e che viene comunicata, è messa in atto per lo stesso atto pel quale sono messe in atto le divine persone distinte realmente tra loro.

Di che risulta, che il dare tutto se stesso al proprio oggetto e all’oggetto amato è quell’atto con cui si costituisce il principio stesso nell’ultima e infinita sua perfezione" [TS, III, 295-296 (1383)].

In questo immenso frammento, Antonio Rosmini – il sacerdote e grande pensatore liberale oggi proclamato beato – espone il suo pensiero circa "l’atto del principio fontale della divina Trinità", che ha come referente costante l’altro da sé e al tempo stesso il sé.

Non si tratta evidentemente di una teosofia esoterica, i cui contenuti sarebbero accessibili soltanto ad una élite di privilegiati, anche se un serio confronto con la meditazione sulla generazione del reale, cioè dell’ “impossibile” , contenuta in queste pagine richiede particolari attitudini speculative e di concentrazione. Si tratta di accogliere “ultrasuoni “ di cui, forse, non tutti possono disporre: la corrente di un insegnamento che risale al pensiero di Gesù e alle fonti del pensiero cristiano.

«Quando affermo che il Figlio è distinto dal padre, non mi riferisco a due dèi, ma intendo, per così dire, luce da luce, la corrente dalla fonte, ed un raggio dal sole» (Ippolito) .

« Il carattere distintivo della fede in Cristo è questo: il figlio di Dio, ch’è Logos. Dio in principio infatti era il Logos, e il Logos era Dio – che è sapienza e potenza del Padre. Cristo infatti è potenza di Dio e sapienza di Dio – alla fine dei tempi si è fatto uomo per la nostra salvezza.

Infatti Giovanni, dopo aver detto: In principio era il Logos, poco dopo ha aggiunto: e il logos si fece carne – che è come dire: diventò uomo. E il Signore dice di sé: perché cercate di uccidere me, un uomo che ha detto la verità? E Paolo, che aveva appreso da lui, scrive: Un solo Dio, un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo » (Atanasio di Alessandria, seconda lettera a Serapione).

Se la verità contemplata è voluta e amata come bene, l’uomo – insegna Rosmini – assume la forma morale e diventa persona, entrando "nella sfera di quelle cose che partecipano dell’infinito, che acquistano un infinito prezzo".

Ma l’uomo non aspira solo a conoscere, vuole amare ciò che conosce: egli è "una potenza, l’ultimo atto della quale è congiungersi all’Essere senza limiti per conoscimento amativo".

La carità "è la forma ultima e l’essenza della moralità". Verità e Carità si rendono reciproca testimonianza, perché l’una è nell’altra: "Chi ha la Verità ha con essa la Carità che l’adempie, e chi ha la Carità ha la Verità adempiuta".

In Dio, vertice ultimo della sapienza, si fondono verità e carità. Oggi più che mai vale il richiamo di Rosmini ad abbassare le vette dell’orgoglio e della fragile autosufficienza per aderire all’essere che è verità e amore, e in questo sta la maggior fecondità dell’opera sua.

MASSIME ROSMINIANE

1. SANTITA’ – Desiderare unicamente ed infinitamente di piacere a Dio, cioé di essere giusto.

2. CHIESA – Rivolgere tutti i propri pensieri ed azioni all’incremento e alla gloria della Chiesa di Gesù Cristo.

3. VOCAZIONE – Rimanersi in perfetta tranquillità circa tutto ciò che avviene per la divina disposizione – non solo riguardo a sè, ma anche alla Chiesa di Cristo, operando a pro di essa dietro la divina chiamata.

4. PROVVIDENZA – Abbandonarsi totalmente alla divina Provvidenza.

5. UMILTA’ – Riconoscere intimamente il proprio nulla.

6 – DISCERNIMENTO – Disporre tutte le occupazioni della propria vita con spirito di intelligenza.

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La nota della congregazione per la dottrina della fede che il 1 luglio 2001 ha assolto Antonio Rosmini dalla condanna: – "Il magistero della Chiesa…"

Il sito web del nuovo beato: www.rosmini.it

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