eutanasia all'italiana

A margine dell’eutanasia all’italiana
 
DANZA MACABRA
 danse_macabre1.jpg
“The Dance of Death” (1493) di Michael Wolgemut,
 dal Liber chronicarum di Hartmann Schedel
 
Al seguito della parola di morte della Cassazione che respingendo, “per difetto di legittimazione all’impugnazione” , il ricorso della procura di Milano ha dato il via libera alla procedura per il distacco del sondino che alimenta Eluana Englaro, in stato vegetativo dal 1992, la giovane – finora amorevolmente accudita dalle suore in una clinica di Lecco – morirà di fame e di sete. Impiegherà «grossomodo 15-20 giorni […] anche se non è possibile stabilire esattamente il tempo»: ce lo ha spiegato “ un attimino Mario Riccio, il medico che ha sospeso la ventilazione a Piergiorgio Welby e che giudica positivamente la conclusione della tragica e triste vicenda.
 
Impiegherà « grossomodo »  quindici-venti giorni a morire ? Allora vuol dire che è viva ?  ”Auspico una maggiore saggezza nella parola degli uomini di Chiesa. Come si può tenere per certo che l’alimentazione tramite sondino non sia una terapia se gran parte della scienza medica la considera tale? E perché definire eutanasia qualcosa che formalmente non lo è?”, osserva con sussiego il teologo scientista Vito Mancuso che insegna all’università San Raffaele di Milano.
Viene in mente la terribile storia della bella Bambina dai capelli turchini quando chiama tre medici per sapere se il povero burattino sia vivo o morto.
Il-Pinocchio_gotico_alla_Tim_Burton
 
 — … Vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della Quercia grande?
 
— Lo vedo.
 
— Orbene: vola subito laggiú; rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene sospeso in aria, e posalo delicatamente sdraiato sull’erba, a piè della Quercia. —
 
Il Falco volò via e dopo due minuti tornò, dicendo:
 
— Quel che mi avete comandato, è fatto.
 
— E come l’hai trovato? Vivo o morto?
 
— A vederlo pareva morto, ma non dev’essere ancora morto perbene, perché appena gli ho sciolto il nodo scorsoio che lo stringeva intorno alla gola, ha lasciato andare un sospiro, balbettando a mezza voce: «Ora mi sento meglio!…» —
 
Allora la Fata, battendo le mani insieme, fece due piccoli colpi, e apparve un magnifico Can-barbone, che camminava ritto sulle gambe di dietro, tale e quale come se fosse un uomo.
 
 
— Su da bravo, Medoro! — disse la Fata al Can-barbone. — Fa’ subito attaccare la piú bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco. Arrivato che sarai sotto la Quercia grande, troverai disteso sull’erba un povero burattino mezzo morto. Raccoglilo con garbo, posalo pari pari su i cuscini della carrozza e portamelo qui. Hai capito? —
 
Il Can-barbone, per fare intendere che aveva capito, dimenò tre o quattro volte la fodera di raso turchino, che aveva dietro, e partí come un barbero.
 
Di lí a poco, si vide uscire dalla scuderia una bella carrozzina color dell’aria, tutta imbottita di penne di canarino e foderata nell’interno di panna montata e di crema coi savoiardi. La carrozzina era tirata da cento pariglie di topini bianchi, e il Can-barbone, seduto a cassetta, schioccava la frusta a destra e a sinistra, come un vetturino quand’ha paura di aver fatto tardi.
 
Non era ancora passato un quarto d’ora, che la carrozzina tornò e la Fata, che stava aspettando sull’uscio di casa, prese in collo il povero burattino, e portatolo in una cameretta che aveva le pareti di madreperla, mandò subito a chiamare i medici piú famosi del vicinato.
 
E i medici arrivarono subito uno dopo l’altro: arrivò, cioè, un Corvo, una Civetta e un Grillo-parlante.
 
— Vorrei sapere da lor signori — disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio — vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!… —
 
A quest’invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:
 
— A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!
 
— Mi dispiace — disse la Civetta — di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero.
 
— E lei non dice nulla? — domandò la Fata al Grillo-parlante.
 
— Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. Del resto quel burattino lí, non m’è fisionomia nuova: io lo conosco da un pezzo! —
 
Pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno, ebbe una specie di fremito convulso, che fece scuotere tutto il letto.
 
— Quel burattino lí — seguitò a dire il Grillo-parlante — è una birba matricolata… —
 
Pinocchio aprí gli occhi e li richiuse subito.
 
— È un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo… —
 
Pinocchio si nascose la faccia sotto i lenzuoli.
 
— Quel burattino lí è un figliuolo disubbidiente, che farà morire di crepacuore il suo povero babbo!… —
 
A questo punto si sentí nella camera un suono soffocato di pianti e di singhiozzi. Figuratevi come rimasero tutti, allorché, sollevati un poco i lenzuoli, si accòrsero che quello che piangeva e singhiozzava era Pinocchio.
 
— Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione — disse solennemente il Corvo.
 
— Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega — soggiunse la Civetta — ma per me quando il morto piange, è segno che gli dispiace a morire. —
 
( da Carlo Lorenzini, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)
 
DETTAGLIO AGGIUNTIVO
Una parola di vita. “L’amore e la dedizione per Eluana e per tutti coloro che si affidano alle nostre cure ci portano ad invocare il Signore Gesù affinché la speranza prevalga anche in questa ora difficile, in cui sperare sembra impossibile”. È quanto scrivono, in una nota diffusa oggi, le suore della clinica “Beato Luigi Talamoni” di Lecco dove Eluana Englaro è ricoverata in stato vegetativo. All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione, le suore affermano: “La nostra speranza – e di tanti con noi – è che non si procuri la morte per fame e sete a Eluana e a chi è nelle sue condizioni”. Per questo, “ancora una volta, affermiamo la nostra disponibilità a continuare a servire, oggi e in futuro, Eluana. Se c’è chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio, se non il silenzio e la libertà di amare e donarci a chi è debole, piccolo e povero”.
Questa voce è stata pubblicata in Varie e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *